Ancora un autogol di Adinolfi: tentò di sfruttare il nome di Moore, ma oggi il regista condanna la sua ideologia omofoba



Se nei giorni scorsi il fondamentalista Mario Adinolfi aveva cercato di sfruttare l'immagine di Michael Moore e di usare il suo nome a fini di propaganda elettorale, sono bastate poche ore prima che il regista statunitense chiarisse di essere distante anni luce dal suo odio e dalla sua ideologia.
Alla luce dei fatti risulta ancor più patetico come Adinofli di fosse affrettato a scattare fotografie al fianco del regista durante quell'udienza che lo ha visto protagonista di uno tra i gesti più blasfemi e patetici che la storia moderna ricordi, ossia l'offesa al sentimento cristiano di milioni di fedeli da parte di un politico che spera di poter ottenere voti andando dal Pontefice per consegnargli una spilletta con il nome del suo partito e un libricino di promozione omofoba griffato con il suo logo.
Il tutto mentre si faceva scortare dalla seconda moglie in evidente stato di gravidanza, ovvero da una donna che quel Catechismo della Chiesa Cattolica che lui è solito usare per attaccare il prossimo non esista a definire espressione di una famiglia non cristianamente accettabile dato che la loro unione dovrebbe essere intesa come un qualcosa che «oggettivamente contrasta la legge di Dio».

Sui social network si bullava con i propri seguaci di quell'incontro, sostenendo che Moore gli avrebbe chiesto una spilletta del suo partito o che sembrassero «due vecchi amici da osteria». H aanche condiviso immagini che paiono ben testimoniare la sua ideologia riguardo al ruolo della donna: lui se ne stava beatamente seduto a farsi fotografie mentre la moglie gravida doveva starsene in piedi ad ostentare sottomissione. D'altra Adinolfi ha più volte ribadito che gli piace citare la Bibbia per sostenere che la femmina debba essere costretta ad un ruolo di sottomissione al maschio in nome della sua interpretazione di alcune frasi scritte da Paolo di Traso.

Eppure è dalla Festa del Cinema di Roma che Moore ha attaccato Salvini e ha sottolineato il suo totale appoggio al matrimonio egualitario: «Se non ti piacciono i matrimoni gay, non sposare un uomo. Rimani etero, ma non impedire agli altri di amarsi», ha tuonato.
Pare dunque un autogol quello di un Adinolfi che ha cercato di abusare della popolarità altrui davanti a chi è stato molto chiaro sul fatto che la sua ideologia, le sue preghiere contro i gay, i suoi picchetti contro i coloro arcobaleno o i suoi rantoli contro le unioni civili siano quanto di peggio esista al mondo e quanto sia necessario combattere per il bene dei nostri figli.
Ora c'è da sperare che anche il papa segua l'esempio di Moore e che anche lui prenda le distanze da Adinolfi dopo essere stato usato a fini commerciali e propagandistici.

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