Ecco i primi scatti dell'Orthodox Calendar 2019



In tutto il mondo, con modalità pressoché identiche fra loro, le cosiddette campagne "pro-famiglia" celano un'agenda contro i diritti. Dietro allo spauracchio di imprecisati "valori familiari tradizionali", questi gruppi sono soliti cavalcare una dialettica basata sull'uso della religione per limitare la libertà delle minoranze e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne.
In Romania, ossia nel Paese che produce il calendario, è la Coalitia pentru Familie a rappresentare la corrente che in Italia ha trovato terreno fertile tra i gruppi legati al fondamentalismo coordinato dai neocatecumenali Pillon e Gandolfini. Anche loro non vogliono che i gay siano lasciati liberi di poter vivere la propria vita e rifiutano il concetto stesso di parità di genere. La femmina deve essere sottomessa come sostiene la leghista Costanza Miriano ed Adinolfi avrebbe pieno diritto di andare in giro a sbraitare che sarebbe la Bibbia a sancire che le mogli devono starsene a casa a figliare e a fargli il bucato in quanto femmine. Naturalmente a loro piace citare Paolo di Tarsi, fregandosene di quel Gesù che diede alle donne un ruolo di rilevo quasi inimmaginabile per quegli altri (al pari di come amano roteare rosari contro gli stranieri nella più totale noncuranza dell'esplicito invito all'accoglienza di Gesù). La loro è dialettica, non è religione.
È contro tutto questo che l'Orthodox Calendar usa la fotografia come forma id denuncia per l'ipocrisia di falsi profeti che usano politicamente la religione. Per la settima edizione del loro calendario, gli autori hanno deciso di ispirarsi alla famosa protesta del reggiseno e la Pussy Riot, sperando di creare uno shock sui volti degli ipocriti, degli omofobi e dei sessisti.

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