Filippo Savarese chiedeva libertà di diffamazione contro i trans, ora chiede la censura della storia delle sue vittime



È trovando visibilità sulle pagine de Il Giornale che Filippo Savaese (in qualità di presidente della Manif Pour Tous e di dipendente della CitizienGo sul libro paga della Hatzer Oil di Arsuaga) chiede la censura di chiunque osi mettere in dubbio i suoi slogan contro le persone transessuali.
Non male se si considera che lui, insieme a quella Maria Rachele Ruoi che parla ossessivamente di quanto le piaccia prenderlo senza preservativo o di quel Jacopo Coghe che pare avere in mente solo la vagina, piagnucolava sulle mancate autorizzazioni per andare in giro con il loro pulimino arancione su cui Arsuaga aveva piazzato slogan di disinformazione contro la dignità delle persone trans. Evidentemente i tre fondamentalisti credono di meritare una libertà di espressione superiore a quelle delle loro vittime in vece di quanto gli piaccia ostentare il loro orientamento sessuale.

Inveendo istericamente contro la miniserie "Butterfly", il fondamentalista ha dichiarato: «L'ideologia Gender adesso usa i bambini per arrivare ai bambini stessi. Lo scopo è confondere del tutto la loro identità sessuale, e diffondere l'idea totalmente antiscientifica che si possa essere 'maschi intrappolati in corpi da femmine' o viceversa. Questa è la sensazione di chi è affetto da disforia di genere, ma è completamente assurdo rafforzare questa idea se si presenta nei bambini piccoli, che devono ancora svilupparsi pienamente e che sono spesso influenzati proprio dal mondo degli adulti, dalla televisione o dalle teorie sgangherate in cui sono caduti i genitori. Proporre di bloccare lo sviluppo ormonale dei minori per fargli scegliere se essere maschi o femmine prima di diventarlo effettivamente è un qualcosa di semplicemente criminale».
Sempre dalle pagine de Il Giornale, Savarese giura che la sua CitizenGO «farà la guerra a questa colonizzazione ideologica, ma tutti i genitori devono capire che la televisione, il tablet, lo smartphone e qualsiasi cosa mettano davanti ai figli oggi è un vero e proprio Cavallo di Troia».
Se dovrebbe farci preoccupare l'idea che Il Giornale si sia messo ad andare cercare le "opinioni" di personaggi pagati dalle lobby integraliste nell'evidente tentativo di proporre parole d'odio contro interi gruppi sociali, da voltastomaco è l'ignoranza che traspare da certi commenti:

  • Tra poco vedremo anche nelle edicole i fumetti con Topolino trans e Peppa Pig che diventa Peppo Pig. Fantastico. Non vedo l'ora di darli ai miei bambini. Che mondo fantastico che stiamo costruendo.
  • So di essere politicamente scorrettissimo, ma non è possibile cambiare sesso. al massimo, si può essere mutilati nel corpo
  • Spegnere il televisore e' la sola risosta che possiamo dare a chi mette in onda questa spazzatura ideologica, per giunta incentrata sui bambini.
  • Una presa in giro. Un bambino così piccolo non può ancora avere le idee chiare sul genere.
  • "e di una famiglia che lotta per conoscere il modo migliore per affrontare la transizione sessuale del figlio": una famiglia di imbecilli immaturi, nella realtà il parere del figlio non sarebbe tenuto in considerazione. Nè il bambino potrebbe avere la necessaria determinazione per "imporre" il suo punto di vista.

Esatto. Nella loro idea di "famiglia", il bambino non può esprimere opinioni e deve sottomettersi al volere del padre-padrone esattamente come Adinolfi chiede che le donne si ano sottomesse al maschio. E forse è solo questo che vogliono: pura dominazione grazie a donne schiave e figli che non hanno diritti.

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Nella foto: una delle piazze deserte in cui Gandolfini, Savarese, Coghe e la signora Ruiu (quella che non vuole preservativi o la Madonna piange) protestavano contro il rispetto dato a persone transessuali che loro vorrebbero obbligare a non poter vivere la propria identità.
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