Il governo tenta di impedire la pronuncia della Consulta, sul fine vita vogliono decidere loro



È attesa per oggi il pronunciamento della Corte Costituzionale incostituzionalità del divieto ad aiutare un terminale ad ottenere il suicidio assistito anche se tale azione risulta necessaria per metterlo in condizione di esercitare il suo diritto fondamentale della libertà di scelta per una morte dignitosa.
A tentare di impedire la pronuncia e a chiedere che siano Matteo Salvinie Luigi Di Maio a stabilire le regole da imporre ai cittadini italiani sulla base della loro presunta sensibilità (tipo quella del senatore leghista Pillon che dice di voler usare anche la forza per obbligare le donne a partorire una volta fallito il tentativo di acquistare i loro feti con denaro pubblico).
«Pensavo che questo governo fosse sensibile alle leggi di iniziativa popolare -dichiara l'imputato Marco Cappato- Invece Giuseppe Conte chiede l'intervento del legislatore nei miei confronti, ma sono cinque anni che attendo una mossa del Parlamento sull'eutanasia». Ed ancora: «Se un Presidente del consiglio a nome del governo interviene in giudizio contro di me invocando l'inammissibilità e infondatezza della questione rimandando all'intervento del legislatore, questa è un'assunzione di responsabilità politica».

Cappato è sotto processo per aver intenzionalmente aiutato Dj Fabo, tetraplegico, cieco, non più autonomo dopo un incidente, a veder riconosciuta la sua volontà di ricorrere al suicidio assistito. Lo accompagnò in una clinica svizzera dove l'uomo morì il 27 febbraio 2017. Venne imputato di fronte alla Corte d'assise di Milano che, però, lo scorso febbraio ha sospeso il processo e inviato gli atti alla Consulta in un dubbio sulla legittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale riguardo alla "istigazione e aiuto al suicidio" in cui le due azioni vengono messe sullo stesso piano.
Marco Cappato ha valuto ringraziare Fabiano Antoniani per aver deciso di «agire pubblicamente invece che nella clandestinità. Attendo con il massimo rispetto qualunque debba essere la decisione della Corte Costituzionale: è un'azione in cui io stesso mi sono autodenunciato, un'azione di disobbedienza civile e di obbedienza a quello che ho ritenuto un dovere morale di aiutare Fabiano. Comunque andrà sarà un'occasione per fare chiarezza per altri casi e altre persone che si trovano nella stessa condizione».
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