Il Sinodo ha deciso



È stato approvato, con la maggioranza qualificata dei due terzi, il Documento finale del Sinodo sui giovani. I punti più controversi sono quelli che sfidano i diktat integralisti contro la partecipazione delle donne in ruoli non marginali e l'accoglienza delle persone lgbt.
Con toni ambigui che paiono mischiare "avvocatese" e "politichese", nel documento si legge che «esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi». Con 65 voti contrari su 248 presenti, è stato deciso che «in questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo [...] In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé».
Se non si capisce perché mai servirebbero patirali separati per i gay, il documento riconosce che «frequentemente la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna». 43 padri sinodali si sono espressi persino contro anche queste parole.
Il Sinodo ha preso atto che «esistono questioni relative al corpo, all'affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali [...] A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l'uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l'identità delle persone a partire unicamente dal loro orientamento sessuale».
Insomma, le persone non devono essere identificate sulla base dell'orientamento sessuale ma possono essere discriminate in nome di esso. La Chiesa dice di non voler discriminare ma propone cammini alternativi in base alla discriminazione. E servirà tempo per comprendere se il documento sia un passo in avanti o un'arma che verrà strumentalizzata dal fondamentalismo.
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