Le famiglie dei diplomatici gay distrutte da Trump eccitano Cascioli: «Un buon segnale»



Riccardo Cascioli appare eccitato come una scolaretta al ballo delle debuttant, godendo di come intere vite potranno essere distrutte da un Donald Trump che annuncia di voler rimpatriare i compagni e le compagne dei diplomatici qualora non siano sposati e, soprattutto, qualora siano gay e vivano in un Paese in cui non è presente il matrimonio egualitario.

Nella sezione "gender" de La Nuova Bussola Quotidiana, pubblica:

Nel 2009 l'allora segretario di Stato Hillary Clinton aveva concesso i visti di ingresso a qualsiasi compagno omosessuale di diplomatici che entrasse negli USA.
Ora l’amministrazione Trump ha cambiato le regole: solo se il compagno è “sposato” con il diplomatico può avere il visto diplomatico, non se è solo unito civilmente o se è convivente. Dunque se il paese di origine dove si è unita la coppia omosessuale non prevede il “matrimonio” gay, nulla da fare in merito ai visti.
Anche questo è un buon segnale per comprendere come l’amministrazione Trump intende porsi di fronte alla questione omosessuale.

Pare non mancare molto prima che Cascioli possa iniziare a sostenere che i centri di sterminio nazisti o le esecuzioni dell'Isis siano un buon modo di «porsi di fronte alla questione omosessuale» in ode all'ideologia dell'odio che da anni promuovere con i suoi giornaletti.
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