Libero cavalca l'omofobia per denigrare Macron



I leghisti e i giornali filo-leghisti sono assiduamente impegnati nell'imbarbarimento culturale dell'Italia. D'altra parte quello pare l'unico mezzo che possa permettere loro di promuovere un Matteo Salvini che si atteggia da bulletto grazie alla la sua dialettica incentrata di costanti insulti, denigrazioni e legittimazioni alla discriminazione.
E dato che Salvini odia Macron quasi quanto odia Papa Francesco, la Boldrini, i gay e le persone di colore, ecco che Libero deve insultarlo e denigrarlo ogni qualvolta ne abbia la possibilità. Lo ha fatto ricorrendo all'omofobia ed etichettando le persone sulla base del loro orientamento sessuale.

Se nel parlare di come Salvini abbia ripescato Pillon tra i loro eletti non dissero che aveva raccattato «un etero», è parlando dei ministri scelti da Macron che titolano:



Evidentemente a loro non frega nulla di chi sia o di che cosa abbia fatto, per loro è «un gay» quasi bastasse dire quello per screditare chi non ha ingravidato una donna diversa per ciascun figlio come ha fatto il loro amatissimo Salvini. Inoltre nella foto scelgono uno scatto che non mostra i due uomini, ma due uomini di colore che possano urtare la sensibilità del razzista medio che legge il loro giornale.Dell'altro ministro tentano quantomeno di sostenere l'aver criticato la politica del loro Salvini debba essere inteso come un insulto all'intero popolo italiano, quasi non volessero perdere occasione per sostenere che il fatto che il loro autoproclamato «comandante» esiga di essere ritenuto espressione e padrone del popolo nonostante l'83% degli italiani non lo ha votato. Ma per il gay non aggiungono altro, quasi fossero certo che basti quello ad aizzare l'odio dei loro lettori.
Ecco, dunque, che nazionalismo, razzismo ed omofobia diventano strumenti di propaganda, con i quotidiani di regime che non si fanno problemi a sopperire alla mancanza di idee con una pioggia di insulti e con illazioni che calpestano i principi fondamentali sulla pari dignità previsti dalla nostra Carta.
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