Provita: «Vogliono sterilizzare i maschi per far estinguere l'umanità. I maschi con pelle glabra danneggiano i figli»



La propaganda di Provita Onlus si è sempre basata sul sessismo e sul sostenere che il maschio sarebbe maschio solo se ostentatamente eterosessuale, bullo e determinato nel pretendere la sottomissione delle femmine in nome della Bibbia. Da qui la loro abitudine a citare una fantomatica "ideologia gender" ogni qualvolta qualcuno osi dire che non basta sventolare un pene davanti ad una donna per pretendere di poterla dominare e sottomettere.
Nel nuovo numero della loro rivista, l'organizzazione propone il titolo "C'era una colta il maschio" affiancato all'immagine di un leone, presumibilmente espressione della loro idea di mascolinità.

Nel testo che accompagna la loro solita richiesta di soldi, il loro presidente ferma:

Qualche tempo fa un amico mi ha illustrato la tecnica del “maschio sterile” (oggi più nota come “tecnica dell’insetto sterile”), appresa da un bollettino della Iaea (Agenzia internazionale per l’energia atomica). In certe zone dell’Africa equatoriale, si è tentato di debellare le pericolosissime mosche tse-tse con diversi tipi di insetticidi, senza alcun risultato. Finché non si è provveduto alla cattura di un massiccio numero di insetti di sesso maschile (facilmente distinguibili per il dimorfismo tra i sessi), i quali sono stati irradiati con raggi gamma a dosi tali da renderli sterili senza ucciderli, e poi sono stati rimessi in libertà. In breve la popolazione di mosche tse-tse nelle zone trattate si è estinta naturalmente e spontaneamente.
Questo stesso metodo è poi stato adottato con grande successo nella lotta contro numerosi altri tipi di parassiti. Quello che vale per gli insetti, può funzionare anche con gli esseri umani? Ne parliamo in questo numero di Notizie Pro Vita.

Si passa così a lamentarsi che le donne non sappiano stare al loro posto e che i maschi non sappiano dominarle come meriterebbero:

Negli ultimi decenni abbiamo assistito passivamente a una progressiva evirazione degli uomini e a una contemporanea maschilizzazione delle donne. È cominciata con la moda unisex negli anni Sessanta e oggi vediamo maschi con pelle glabra, sopracciglia definite, che usano creme, makeup e frequentano saloni di bellezza tanto quanto le donne. E non è solo una questione estetica. La femminilizzazione del maschio è il risultato finale della propaganda dell’ideologia gender, che rientra nella più ampia deriva nichilista tesa a creare una società sempre più “liquida”, dove l’essere umano conta meno degli animali. L’uomo diventa un pupattolo senza identità definita, in balia delle armi di “distrazione” di massa: smartphone, Tv, social e videogiochi creano nuove dipendenze, subdole e comunque pericolose, come la droga, che del resto ormai è sempre più libera. Stiamo assistendo alla realizzazione di un progetto di ingegneria sociale, potente e riccamente finanziato dai fautori della cultura della morte tesi a distruggere l’umanità? A guardare l’andamento demografico, soprattutto in Italia e in Europa, sembrerebbe di sì.
Per questo siamo tutti – uomini e donne – chiamati a impegnarci in prima persona per contrastare questa tendenza transumanista.

Oltre all'assurda teoria esposta nell'editoriale, dal sommario emerge come la rvista conterrà il solito pezzo di Silvana De mari in cui si farà leva sul dio denaro per chiedere che i soldi degli integralisti non possano finanziare attività a sostegno delle loro vittime. C'è poi la Poleggi che si lamenta che «cambiare sesso è troppo facile» mentre il solito Giuliano Guzzi straparla di fantomatica «propaganda lgbt».

A pagina 20 non ci fanno mancare nemmeno un invito al martirio, sostenendo che il vero uomo deve giocare a fare il cavaliere e che «un cavaliere non deve, per paura della morte, compiere atto alcuno macchinato da sospetto di vergogna ma deve temere l'ignominia più della morte. La cavalleria ha per missione essenziale quella di proteggere la Santa Chiesa, cui è vietato prendere la rivincita con le armi e rendere male al male». Non male per un'organizzazione che più volte si è macchiata di ignominia per i suoi attacchi alla verità, alle famiglie e ai bambini.
Dicono anche che «perché il cavaliere, come Cristo, muore donando la propria vita per il bene degli altri; e considera la propria vita terrena come un mezzo, non come un fine». Nel frattempo, ovviamente, presuppongono che la se ne debba stare a casa a fare la calzetta perché queste sono cose da maschi.

Marco Bertogna dice che il giusto ideale di uomo è l'agente James Bond, un personaggio in cui «l'essere macho passa anche attraverso l'uso di armi ed automobili» che «aiutano il protagonista a esprimere e filare la propria aggressività». Il tutto per concludere che: «James Bond non può ovviamente essere preso come modello "unico" di uomo, ma sicuramente mette l'accento su alcune caratteristiche del maschio che, se perse totalmente, potrebbero sbilanciare le dinamiche nel rapporto maschio/femmina verso un esperimento antropologico che è un percorso del quale conosciamo la partenza ed in alcuni casi anche l'arrivo, poiché nei Paesi in cui questo si è verificato, l'indebolimento della figura maschile ha portato squilibrio nella coppia e un'inadeguatezza nell'educazione dei figli».

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