A Storie Italiane: «Nel nostro ordinamento giuridico si nasce uomo o donna, non è contemplato lo status di omosessualità»



Nella puntata odierna di "Storie italiane" si è parlato del ragazzo che sostiene di essere «guarito dall'omosessualità grazie a Gesù». Hanno fatto ascoltare le parole in cui raccontava di come avrebbe voluto conformarsi al desiderio di una madre che avrebbe preferito un figlio eterosessuale e che, davanti a lui, «pregava la mattina per il cambiamento dei suoi figli» mentre gli ripeteva che «Dio può guarire da questa tua situazione». Ed probabilmente per compiacerla che è andato un una chiesa evangelica a convincersi che poteva essere come la madre lo voleva, partecipando ad una conferenza pubblica in cui dichiarò fra gli applausi che lui aveva deciso di dirsi eterosessuale nella convinzione che «il diavolo mi ha rubato la mia identità quanto ero piccolo e Gesù gliel'ha strappata dalle mani e me l'ha ridata».

A parlare del tema, in studio erano stati invitati l'immancabile prete e un ex-tronista, in quella strana consuetudine per cui a trattare tematiche simili non si chiama mai chi si occupa quotidianamente di discriminazione, preferendo chi è andato dalla De Filippi a cercarsi il fidanzato.
Premettendo che le parole fanatiche pronunciate dal giovane fossero da ritenere «estrapolazioni» da quella che lui riteneva fosse «una testimonianza», don Gaetano ha ammesso che «ci sono delle cose da cui occorre prendere nettamente le distanza». Forse ignaro di come in alcune chiese cattoliche ci siano conferenze tenute da personaggi alla Silvana De Mari in cui si afferma il contrario, il sacerdote ha dichiaro che «il poter affermare che non si tratta di una malattia, nessuno credo debba poter pensare questo». Ed ancora, ha precisato che fosse necessario «prendere le distanze da quando tira fuori il diavolo perché non è certo questa una di quelle condizioni in cui ci si mette in questa prospettiva».

Surreale è come davanti ad un sacerdote che si diceva preoccupato dai dati che dimostrano come l'omofobia provochi un'incidenza di suicidi di tre volte maggiore tra gli adolescenti gay, è stata la conduttrice Eleonora Daniele a dichiarare: «Io di questi dati non so nulla, non li ho letti da nessuna parte e mi lasciano anche un po' perplessa».
A quel punto la parola è passata a Claudio Sona che, per quanto avesse ogni ragione nel suo sostenere che probabilmente quel ragazzo cercasse di auto-convincersi di non voler essere gay, risultava comunque una persona priva di qualifiche che potessero dare autorevolezza alle sue parole. Se sappiamo che il fondamentalismo cattolico demonizza i gay dicendo che «il parere scientifico» della «dottoressa» De Mari li legittima a ritenerli dei «malati», forse sarebbe stato utile fornire loro un parere scientifico più autorevole che potesse far cadere il loro castello di carte.

Intervistato dalla Rai, il pastore della chiesa evangelica frequentata da Alessandro ha sostenuto che il ragazzo non volesse dire che «l'omosessualità è una malattia» ma che lui «è stato salvato dal peccato e dalla vita che faceva prima perché nel suo incontro con Dio ha capito che la sua identità non era quella». Ricorrendo al vittimismo che tanto piace ai fondamentalisti cristiani, il pastore dice anche che la vittima è Alessandro perché il suo aver cercato applausi omofobi nel dichiararsi capace di poter «testimoniare» che l'omosessualità sarebbe «demoniaca» e che i gay devono «farsi curare» sarebbe risultato vittima di «una tempesta mediatica» e di «aggressioni da tutti i punti di vista, anche fisici».
Se il pastore non ha presentato prove di quelle presunte aggressioni che denuncia, ha poi incalzato: «Ognuno può scegliere il proprio orientamento, però se a me mi chiedono, come persona che studia la parola di Dio, devo dire che l'attribuzione dell'identità sessuale non è neanche nel corpo, è nello spirito perché Dio li creò maschi e femmina».
Chissà che qualcuno non possa spiegargli che gay, lesbiche e transessuali sono maschi e femmine. Fatto sta che davanti quel delirio, la conduttrice ha commentato: «Sono contenta perché le parole del pastore hanno arginato».
Arginato cosa non si sa, dato che pare molto grave che il pastore possa sostenere pubblicamente che l'identità o l'orientamento sessuale si possa «scegliere» come se fossero un vestito senza che nessuno si senta nel dovere di condannare quella stupidaggine.

La discussione in studio è proseguita nel più totale negazionismo, sostenendo che non esista l'omofobia e che nella Chiesa nessuno riservi parole d'odio contro i gay. E se forse i neofascisti che hanno assaltato il santuario di Caravaggio sono la dimostrazione che le cose non stiano così come loro hanno raccontato, poco piacevole è che in studio si siano sentite frasi come: «Non siamo nel Medioevo. Sono state varate le unioni civili che ovviamente non sono paragonate al matrimonio. Nel nostro ordinamento giuridico si nasce uomo o donna, non è contemplato lo status di omosessualità perché sarebbe una mancanza di rispetto della dignità della persone». «Certo!», gli risponde la conduttrice.
Sarà, ma sembra che il Medioevo regnasse nello studio se si può anche solo pensare che sia «ovvio» che le famiglie gay non meritino pari dignità o se si afferma che i gay non sarebbero uomini o che le lesbiche non sarebbero donne...

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