I fondamentalisti del ministro Fontana tornano in piazza per chiedere 12 anni di carcere per chi abortisce



In 40 anni di vita, la legge 194 non ha mai trovato una reale applicazione in Italia: il 70% dei ginecologi si dichiara obiettore e solo il 40% degli ospedali garantisce la possibilità di poter praticare l’aborto. In molti case le donne vengono costrette a migrare in altre regioni per veder rispettata la legge.
Ma oltre a tollerare il mancato rispetto della legge, lo stato si rifiuta di proteggere le donne anche da quei fondamentalisti legati all'estrema destra neofascista che si danno appuntamento davanti agli ospedali per pregare contro le donne, da un Toni Brandi che commissiona manifesti che demonizzano la loro libertà di scelta o da un Filippo Savarese che per conto di un magnate spagnolo stampa opuscoletti propagandistici che sminuiscono il femminicidio col suo sostenere che «il vero femminicidio» sarebbe l'aborto e non la violenza generata dal sessimo. Un sessimo che lui ha contribuito a creare con i manifesti in cui chiede si insegni ai bambini che ruoli e aspirazioni debbano essere imposti dal sesso biologico, mentre Adinolfi ripete che si può tranquillamente citare la Bibbia se si vuol pretendere che le femmine siano costrette a «sottomettersi» a chiunque agiti un pene davanti ai loro occhi.

Il 13 ottobre, a Milano e Caserta, tornerà in piazza il “Comitato No194” che, accompagnato da Forza Nuova, chiederà l'abolizione della legge e il carcere da 8 a 12 anni per chi pratica l’aborto. Tra i tesserati c’è anche il ministro leghista Fontana.
In quel linguaggio propagandistico tipico del fondamentalismo, dicono che la libertà delle donne avrebbe causato un «olocausto dimenticato» e che Dio voglia un referendum abrogativo che possa eliminare i diritti acquisiti. D'altra parte sono ormai anni che la Lega si batte per cercare di far passare l'idea che non esistano diritti acquisiti e che tutto possa essere rimesso in discussione.
Punto focale di questa crociata liberticida è l'abuso della religione, con un neocatecumenale Massimo Gandolfini che arriva persino a diramare comunicati stampa in cui sostiene che il papa gli avrebbe ragione e che, dunque, si dovrebbe ritenere che ogni sua pretesa politiche debba essere interpretata come un'espressione del volere di Dio.
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