Il Csm boccia il cosiddetto "decreto sicurezza" di Matteo Salvini: è incostituzionale



Per quanto Matteo Salvini abbia cercato di impedire l'espressione di qualunque forma dissenso ponendo la fiducia su quel suo cosiddetto "decreto sicurezza" che avrebbe distribuito armi come se fossero giocatoli e che avrebbe discriminato gli stranieri al punto da costringerli a delinquere (un fatto che gli avrebbe assicurato la possibilità di poter dire che faceva bene ad essere razzista), i suoi sogni discriminatori si sono scontrati con la realtà del Csm.
La VI commissione ha approvato all'unanimità un parere da inviare al ministero della Giustizia in cui si sottolinea l'incostituzionalità della parte che si occupa di migranti e richiedenti asilo.
Nel documento si sottolinea l'incostituzionalità del voler negare o revocare la protezione internazionale sulla base di reati per cui è stata scontata una pena o che non costituiscono reato in Italia, così come non può certo essere un questore a decidere i rimpatri senza aver definito i parametri che permetterebbero di stabilire se possa trattenere o meno lo straniero. Affidare la decisione alla discrezionalità personale è in contravvenzione con un sistema giuridico che prevede che i reati debbano essere definiti in modo che il cittadino o lo straniero siano messi nella condizione di conoscere quali comportamenti costituiscono reato. Tale atto risulterebbe comunque una violazione delle garanzie richieste dall'articolo 13 della Costituzione.
La volontà di Salvini di offrire una discrezionalità che permetta di detenere sino a 180 giorni gli stranieri senza che vi sia un pronunciamento della Magistratura è ritenuto un tempo non proporzionato. Inoltre la soppressione della protezione umanitaria e l'ipotesi di introdurre specifiche ipotesi di tutela non può essere ritenuta esaustive delle «varie situazioni di vulnerabilità, potenzialmente idonee a fondare la richiesta di protezione dello straniero per motivi umanitari», causando una situazione di «incertezza», «un possibile incremento del contenzioso» davanti ai giudici e «un ritardo nella tutela dei diritti fondamentali degli stranieri vulnerabili».
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