Il Giornale assolve Salvini perché la ricca modella bianca e caucasica dice di non percepire odio razziale



Sembra che l'italia abbia ormai abolito il principio di pari dignità. Basterà aprire un qualunque giornale per trovare titoli che etichettano sistematicamente le persone sulla base di categorie dettate dalla provenienza, dall'anice, dalla religione o dall'orientamento sessuale.
Quella retorica ha progressivamente sostituito l'individualità con categorie fittizie a cui troppo spessi viene attribuito un pensiero comune. Se ad esempio Marrazzo dichiara qualcosa, sui giornali troverete titoli in cui si dice sono stati «i gay» a dire quella quella cosa. Peccato non sia così: per quanto la sua opinione possa essere condivisa, è lui ad aver rilasciato quella dichiarazione e non certo una fantomatica entità che non esiste. Ma dato che quell'entità esiste a livello di propaganda e di percezione mediatica, ecco che la nuova moda è composta da persone che cercando di parlare a nome di un intero gruppo di persone senza che nessuno li abbia mai eletti a rappresentarli. È quella retorica per cui Costanza Miriano si faceva accompagnare da Giorgio Ponte ai suoi comizi in modo che «da gay» potesse darle ragione o per cui Luca Di Tolve riesce a vendere torture psicologiche rigettate dalla scienza perché «da gay» giura che l'omosessualità possa essere «guarita».

A mostrarci come quella moda stia prendendo piede è Il Giornale. Dato che a loro non piace che qualcuno osservi che le politiche del loro Salvini sono razziste, ecco che dal cilindro se ne escono con un'intervista a una tizia che «da straniera» nega l'esistenza del razzismo. Scrivono:

"Io sono straniera. E rivendico con orgoglio le mie origini. Gli amici mi chiamano 'la polacca' perché sono disciplinata, puntuale, un po’ rigida mentalmente.
Qui vivo ancora da straniera, ma quando torno a trovare i miei, mi sento a tutti gli effetti italiana. Ho vissuto in tanti Paesi, mi considero un po’ zingara, ma di un fatto sono certa: in Italia non c’è odio razziale, anche se qualcuno vorrebbe convincerci del contrario. I problemi semmai sono altri. Qui sono stata accolta a braccia aperte quando la Polonia non faceva ancora parte dell’Unione europea e io, per rinnovare il permesso di soggiorno, dovevo mettermi in fila alle cinque del mattino".
Queste sono le parole di Kasia Smutniak sul settimanale Grazia. Parole che forse non hanno bisogno neanche di troppo commento. Dopo settimane o forse mesi di polemiche contro il ministro dell'Interno Salvini e il popolo italiano, infatti, l'attrice racconta la sua esperienza da straniera, una straniera che ormai si sente italiana. E con le sue parole zittisce la solita sinistra buonista e i soliti uccelli del malaugurio.
Ricordate quando l'Onu ci dava dei razzisti e annunciava di mandarci gli ispettori? O quando la sinistra accusava Salvini di essere "un portatore d'odio" nei confronti degli stranieri? Ecco, ora l'attrice mette tutti questi buonisti con le spalle al muro. Con un breve intervento ha messo tutti al proprio posto.

Se dovrebbe farci riflettere come le destre dicano che ogni dissenso dalle politiche di Salvini debba essere ritenuto un atto contro «il popolo italiano» in quel processo di santificazione del loro «capitano», surreale è come vogliano sostenere che un'opinione isolata dovrebbe automaticamente negare l'esistenza di una realtà palese come la crescita dell'odio razziale in Italia.
Naturalmente alla signora non viene in mente che sia difficile percepire l'odio razziale quando si hanno tanti soldi, si è una modella che il leghista medio si porterebbe volentieri a letto o quando si è la compagna di un ricco produttore. Diversa è la situazione per chi non ha la pelle bianca o magari non ha così tanti soldi da potersi comprare un finto rispetto.
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