Il governo della ruspa e la politica degli imbonitori



Matteo Salvini si sta comportando come un ragazzino che, davanti ad un compito in classe andato male, si mette a sbraitare che è tutta colpa della prof.
Non meno infantile è anche come, davanti ad ogni legge o contestazione si opponga ai suoi desideri, la sua soluzione sia quella di ripetere frasi come «me ne frego» o «io vado avanti». Peccato che se la sua volontà di assecondare le discriminazioni sessuali di Pillon è in contrasto con le leggi, non può fregarsene. Se l'Italia rischia di essere svenduta, non può andare avanti solo per compiacere il suo orgoglio.
Insomma, ora è davanti alla vita reale e non gli basta parlare di «sinistronzi» o di «zecche rosse» dall'altro della sua carriera da «comunista padano» che preferiva il centro sociale Leoncavallo alla scuola. Non gli basta insultare la Boldrini o promettere sequestri sommari di migranti.

Anche davanti alla lettere che formalizzava la bocciatura della sua manovra e il suo folle indebitamento, se n'è infantilmente uscito dicendo: «È arrivata la lettera di Bruxelles? Va bene, aspettiamo quella di Babbo Natale»
Ecco. Un bambino di cinque anni saprebbe che Babbo natale le lettere le riceve e mica le invia, Salvini non sembra capace di capire manco quello.
La sua è la politica della ruspa. Spera di eccitare i suoi elettori dicendo che lui lui distruggerà, lui spianerà, lui abbatterà... Voleva entrare in Europa con la sua ruspa come gli piace fare nei campi rom, ma non ha voluto rendersi conto che questa volta non c'erano persone più deboli su cui esercitare un abuso di potere, ma ci sono Paesi molto più ricchi e forti di lui che non hanno apprezzato uno che è entrato nella stanza e si è messo a dire che da quel momento in poi si sarebbe dovuto fare quello che diceva lui.

Ripete che si crede migliore degli altri e che lui ha alcuna remora etica nel proporre di indebitare i suoi figli  senza volersi assumere la responsabilità dei debiti lasciati dai nostro avi. Pensava che sarebbe bastato fare la voce grossa e comportarsi come ama fare con i più deboli perché tutti si inchinassero a lui. Non è stato così. Con Putin che non si sogna neanche di pagare i suoi deboli e con neonazisti ed ucraini che si sono tirati indietro quando lui si è presentato a chiedere soldi, è cercando di far leva sul nazionalismo che spera possano essere gli italiani a donare oro alla Patria. O forse di donare oro a lui, dato che si auto-proclama come il leader forte che deve essere ritenuto espressione del popolo italiano nonostante la stragrande maggioranza degli elettori non lo abbiano votato. Intanto si parla di cercare di far cassa svendendo i beni dello stato.
Sostenendo che il suo desiderio di predominio debba essere ritenuto come una forma di «rispetto» verso quegli italiani a cui lui ama infilare in bocca le sue parole, è sui social pubblica un'immagine auto-celebrativa in cui invita i suoi fedelissimi a seguire «il comandante Salvini» verso il baratro. Chiede che gli italiani rinuncino al loro futuro per compiacere il suo ego:


La politica non è un televoto e non è l'immaginetta del buongiorno postata su Facebook. Il futuro degli italiani è nelle mani di chi dice che a lui non gliene frega niente dello sperad, anche se milioni di euro se ne sono andati in fumo per colpa di quegli aumenti. Dice che a lui non gliene frega nulla di uscire dall'euro, anche se non ha mai chiesto agli italiani che cosa ne pensassero del suo progetto.  Dice che a lui fa schifo una comunità in cui esistano regole condivise perché lui vuole comandare e non ha tempo da perdere nel portare proposte che possano essere discusse e condivise.

E non pare si possa far affidamento sugli slogan di chi continua a dare dimostrazione di una dialettica che si basa sul dire qualunque cosa sulla base di quanto pensi che quella frase piacerà al suo elettorato. Ad esempio è sui giornali che annuncia:


Se l'impegno civile piace e porta voti, un po' meno rassicurante è come lui dica div voler rendere «obbligatorio» quella che che deve essere una libera scelta. In fondo lui è quello che vuole un servizio di leva obbligatorio e che vuole obbligare gli italia a ritenersi rappresentati da chi parla a nome di 60 milioni di italiani anche se 55 milioni non l'hanno votato.
Ma, soprattutto, quella sua affermazione è testimonianza di come lui parli di temi che nemmeno conosce. Forse qualcuno potrebbe provare a spiegargli che i minorenni non possono essere donatori dato ci sono parametri fisiologici da rispettare. Ma datoc he farsi fotografare mentre si dona il sangue porta voti quasi come l'agitare rosari mentre si rinnega l'invito all'accoglienza predicato da Gesù, ecco che si promette un'assurdità perché si fa affidamento sull'ignoranza dei suoi proseliti e non si ha tempo da perdere nell'informarsi sui temi di cui si sta parlando. Neppure i peggiori imbonitori delle televendite arrivano a tanto.
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