Marco Tosatti torna a vomitare odio contro padre Martin



Non accenna a scemare la macchina del fango con cui Riccardo Cascioli cerca di screditare chiunque non sostenga che Dio sia omofobo e che nel suo nome ci si debba sentire legittimati a discriminare e perseguitare il prossimo. Ed è così che dalle pagine della sua Nuova Bussola Quotidiana, è parlando di «dichiarazioni choc» che il suo vaticanista Marco Tosatti sbraita istericamente insulti contro quel padre Martin che è ossessivamente vittima delle sue offensive dato la sua tolleranza verso quei gay contro cui il fondamentalista Tosatti e arrivato a organizzare blasfeme veglie di preghiera.

Tra insulti, offese e denigrazioni, il vaticanista torna a sostenere che se Benedetto XVI ha detto che l'omofobia può essere giustificata nel nome di Dio, lui non tollera che qualcuno osi ricordarsi del messaggio d'amore predicato da Gesù. Scrive:

È vero che c’è una forte spinta pro-omosessualità nella Chiesa cattolica, a dispetto di quello che dice il Catechismo, di un Magistero univoco sul tema, e – ci sembra giusto aggiungere – a dispetto dei gravi problemi legati a un’omosessualità pervasiva e aggressiva nella Chiesa, di cui i misfatti del cardinale McCarrick sono un esempio? E questa presenza si è rafforzata nei cinque anni e oltre del regno di papa Bergoglio?
Siamo disposti a scommettere che qualsiasi esponente della Bergoglio Press Gang, dal gruppo di duri e puri ex di Trenta Giorni fino alle acquisizioni più recenti, alzerebbero le sopracciglia sdegnati. Però attenti: l’affermazione viene da uno dei più noti attivisti pro-LGBT all’interno della Chiesa, padre James Martin sj.

Da prassi, Tosatti dice che i gay sarebbero «un problema» e che l'odio sarebbe la soluzione. Fregandosene altamente dell'evidenza scientifica di come numerosi adolescenti siano spinti al suicidio dall'odio che lui è solito promuovere, Tosatti si mette a raccontare di aver letto su Facebook che un presunto gay che avrebbe scelto di non fare sesso per non infastidire quegli omofobi che lo hanno denigrato:

Leggendo questa risposta, mi è tornato alla mente il commento fatto su Facebook da un omosessuale che ha scoperto la fede, e cerca di aiutare altre persone che hanno la stessa attrazione verso una vita di coerenza cristiana e castità. Mentre infuriava sul Sinodo la discussione relativa all’acronimo LGBT, su chi l’aveva infilato di soppiatto nell’Instrumentum Laboris, e su chi cercava di spingerlo fino al documento finale, questo amico scriveva su Facebook:
«”’Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”. Esiste una Chiesa cattolica "prima" che fosse pronunciata questa frase e una Chiesa cattolica "dopo" che la frase è stata pronunciata. Da quel momento è cambiato tutto al di là del "voleva dire" o "non voleva dire". Le persone hanno capito che la "lobby gay" non va bene, ma "se una persona è gay" va bene. Qualcuno sostiene che il Papa intendesse dire "persone con attrazioni per lo stesso sesso" e ha usato il termine "gay" solo per brevità. Ormai tutti usiamo la parola "gay" come sinonimo di omosessuale anche se descrivono due realtà che sono su piani diversi. La "cultura gay" ha inventato il termine "gay" per descrivere lo stile di vita gay. "Sono gay" non significa "sono omosessuale" e basta, significa "aderisco alla cultura gay, Lgbt". Le parole sono importanti perché cambiano le coscienze. Infatti tutti oggi usiamo indifferentemente le parole "gay" e "omosessuale”. Ma la Chiesa cattolica non lo aveva mai fatto finora, se ne era ben guardata. La Chiesa non aveva mai definito “gay” una persona omosessuale perché sapeva che adeguarsi al linguaggio significa adeguarsi al messaggio. Perché meravigliarsi dell’inserimento dell’acronimo LGBT in un documento ufficiale quando la “G” è già stata sdoganata dal Papa? Ovviamente la “L” (“se una persona è lesbica”) e le altre lettere vengono di conseguenza…se una persona è trans… e così abbiamo sdoganato anche il transessualismo. E quindi il messaggio che è arrivato è “Se una persona è LGBT e cerca il Signore e ha una buona volontà, chi sono io per giudicarla?”».
Ci siamo permessi questo inserimento piuttosto lungo perché pensiamo che sia illuminante, per capire la posta in gioco, e per capire bene anche quello che sta cercando di fare padre Martin, e non solo lui.

Insomma, Tosatti non si fa problemi a sostenere che Dio sia stato un deficiente a creare l'omosessualità dato che lui si crede più intelligente di lui nel rifiutare la natura. Ed immancabile è anche il suo tentativo di screditare chi ha opinione diverse dalle sue attraverso l'ossessiva ripetizione di accuse non provate che un tizio avrebbe rilasciato al quotidiano di Maurizio Belpietro:

Questa osservazione di padre Martin non può non far ricordare le testimonianze fatte dall’arcivescovo Viganò, secondo cui la nomina di Blase Cupich a Chicago e quella di Joseph W. Tobin a Newark sono state organizzate da McCarrick, insieme al cardinale Maradiaga e a Donald Wuerl, l’arcivescovo di Washington, successore di McCarrick e che avrebbe dovuto – cosa che non sembra abbia fatto – vegliare sull’osservanza delle “restrizioni” imposte da Benedetto sul porporato abusatore omosessuale.

Come sempre, Tosatti cerca di far passare l'idea che i gay siano abusatori, che i gay siano pedofili, che i gay siano satanici. Ogni volta non manca mai di promuovere odio, sottolineando come sarebbe disposto a fare qualunque cosa per cercare di danneggiare il prossimo, vantandosi di come alcuni fondamentalisti si oppongano ad atteggiamenti cristiani verso il prossimo:

Martin ha evitato di dire che solo due piccoli gruppi di lavoro, quelli di Cupich e Maradiaga, hanno toccato l’argomento, e che il tema ha raggiunto il massimo di voti contrari. Ma ha dovuto ammettere che l’acronimo non è presente nel documento finale: «Il Sinodo non è riuscito a usare il termine LGBT, e ha preferito restare fermo alla citazione ‘orientamento sessuale’ grazie all’opposizione di posti dove i diritti LGBT non sono avanzati, come certe diocesi degli Stati Uniti, nell’Africa sub sahariana e in India…ma la Chiesa sta imparando».
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