La sua giunta negò un pasto ai bambini della scuola, ora il sindaco invoca una «censura per blasfemia» dell'Attila di Verdi



Per tre mesi la sua giunta ha negato un pasto caldo agli studenti non residenti, costringendoli a mangiarsi un panino portato da casa in una stanza separata da quella dei loro compagni . Ora il sindaco di Cenate Sotto (in provincia di Bergamo) chiede che il Teatro alla Scala censuri una scena dell’Attila di Giuseppe Verdi perché lui si sentirebbe offeso nel suo dirsi credente.
L'accusa lanciata di Giosuè Berbenni è quella di «blasfemia», ossia una dei più classici pretesti con cui il fondamentalismo religioso cerca di censurare qualunque libertà di pensiero risulti a loro sgradito.
Nella sua interpretazione, il regista Davide Livermore ha ambientato l’Attila di Verdi tra le due guerre mondiali e il sindaco lamenta che «c’è una scena molto spinta dove viene rappresentato un bordello. In questa scena una donna prende la statua della Vergine Maria, madre di Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, e la scaraventa a terra. La scena è raccapricciante. Con la presente chiedo in qualità di credente che questa scena blasfema contro l'Immacolata e contro la cristianità, venga tolta».
Da copione, non spiega il senso di quella scena e non si interroga sul significato dell'atto, racconta solo che una statuetta di ceramica sarebbe più importante del dar da mangiare agli affamati.
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