Pillon festeggia l'uscita di Pisa dalla rete anti-discriminazioni: «Propaganda l'omosesualismo»



Anche se il senatore leghista Simone Pillon pretende di essere pagato dai dai cittadini, l'impressione è che la sua principale attività sia quella di servire fedelmente quel Massimo Gandolfini che gli ha procurato la poltrona e che oggi viene da lui ringraziato pubblicamente per averlo reso vicepresidente della Commissione Infanzia e Adolescenza. Un ruolo che lo metterà in grado di promuovere la sua idea sul fatto che un adolescente gay debba essere ritenuto un adolescente sbagliato.
Ed è sempre in tale chiave che lo troviamo impegnato a ripubblicare un comunicato stampa diramato dal suo Massimo Gandolfini mentre dice di volersi «complimentare» con il sindaco e la giunta di Pisa per aver abbandonato quella che lui chiama «rete gender». Il riferimento è alla rete Re.a.dy. (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere), da lui ridefinita «gender» in quel ricorso gli slogan utilizzati dall'omofobia organizzata e neonazista come scusa per legittimare l'odio. L'obiettivo l'applicazione e lo studio di politiche che potessero favorire l’inclusione sociale delle persone omosessuali e transessuali, sviluppando buone prassi e promuovendo atti e provvedimenti amministrativi che tutelano dalle discriminazioni.
Festeggiare l'uscita dalla rete anti discriminazioni significa dichiararsi a sostegno di quelle discriminazioni, ma forse è ancor più grave come Pillon aggiunga che «il diritto-dovere di educare i figli spetta ai genitori». Legato a quel contesto, quella frase può significare unicamente che lui crede che un genitore omofobo debba poter indottrinare i figli all'odio verso le minoranze senza che lo stato possa tutelare le vittime.

Pretestuoso è anche il comunicato a forma di Massimo Gandolfini  diffuso dal leghista, in cui si parla di fantomatici fondi per una fantomatica «propaganda omosessualista» davanti a una rete che non prevedeva alcun costo da parte delle amministrazioni. Se dovrebbe preoccuparci il fatto che Pillon usi i termini coniati dall'omofobia russa, non meno surreale è come giuri che qualcuno voglia diffondere una fantomatica «teoria gender nelle scuole» che può essere combattuta solo impedendo l'informazione e la cultura.

A voi il suo messaggio, indegno per un uomo che pretende di essere profumatamente pagato dai cittadini mentre si rende responsabili di simili affermazioni:

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