Quattro consiglieri di Sala si oppongono alla sentenza del tribunale, dicono che «da cattolici» sentono il bisogno di rendere orfana la piccola Anna



Nonostante il Tribunale abbia ordinato la trascrizione della piccola Anna in nome del supremo interesse del minore, parte della giunta milanese di Beppe Sala chiede che il Comune di Milano ignori l'ordine perché loro vogliono che quella bambina sia punita per aver osato nascere in una maniera a loro sgradita. Da consuetudine, non mancano di nominare il nome di Dio invano mentre raccontano che il loro dirsi «cristiani» gli provocherebbe l'irrefrenabile desiderio di strappare quella bambina ai suoi genitori in modo da renderla orfano e meno tutelata. Senza un atto di nascita, o dovrà andare in esilio in un Paese civile o ne patirà le conseguenze da loro sentenziate, così la prossima volta ci penserà due volte prima di nascere al di fuori delle procedure stabilite da Gandolfini.
E chissà non sia quel loro presunto "sentimento religioso" il motivo per cui Milano è stata l'unica città a non rimuovere gli obrobriosi manifesti stampati da Provita Onlus e Jacopo Coghe proprio allo scopo di alimentare e promuovere odio contro quei bambini.

A rifiutarsi di trascrivere entrambi i padri della bambina sono stati i consiglieri comunali di maggioranza Enrico Marcora, Elisabetta Strada e Marco Fumagalli della lista civica “Noi Milano” e Roberta Osculati del Pd.
«La sentenza del Tribunale civile di Milano porta ad una deriva inaccettabile –ha sostenuto Marcora– perché si legittima la pratica dell’utero in affitto che in Italia è illegale. Da cattolico impegnato in politica mi dissocio radicalmente dalla posizione del mio sindaco, perché le persone in privato possono fare ciò che vogliono ma non possono comprare bambini, affittare uteri e dichiararsi madri e padri di figli non loro». Per la sedicente democratica Osculati, «la genitorialità non può essere considerata un fatto commerciale e in Italia la maternità surrogata è vietata».
Curiosamente i quattro non risultano aver mai espresso perplessità nel traacrivere i fogli nati mediante GpA da coppie eterosessuali, neppure quando ciò e avvenuto in Paesi come la Russia in cui viene davvero sfruttata la povertà delle donne, così come hanno taciuto davanti alle trascrizioni di coppie lesbiche in cui vedevano compiaciuto il loro pregiudizi sul fatto che i bambini sono cose per donne al pari della borsetta e del cagnolino col fiocchetto.
I quattro hanno firmato una richiesta per istituire un’apposita commissione, rivolgendosi alle destre per ottenere l'incondizionato appoggio di Luigi Amicone di Forza Italia (ossia l'ex direttore dell'omofobo Tempi) e Matteo Forte di Milano Popolare.
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