Russia. Attivisti lgbt aggrediti con l'acido al grido di «dovere morire» e «brucerete all'Inferno»



Per il secondo anno consecutivo, gli attivisti russi coinvolti nell'organizzazione di una conferenza sulle famiglie formate da persone dello stesso sesso sono stati attaccati con dell'acido. Le due persone maggiormente colpite hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere.
L'attacco è solo il capitolo di un lungo calvario. Gli attivisti hanno lanciato alcuni crowdfunding per tentare di garantire la sicurezza della sede in cui si sarebbe svolto l'incontro, ma quando era già tutto organizzato si sono sentiti dire che la conferenza doveva essere annullata perché i gestori dei locali avevano ricevuto minacce e non potevano garantire la sicurezza dei partecipanti.
Gli attivisti hanno dunque spostato l'appuntamento in un vicino negozio ed è qui che alcuni ignoti li hanno aggrediti con il lancio di acido. Anche lo scorso anno un gruppo di quattro uomini ha attaccato gli ospiti della conferenza con una una sostanza sconosciuta, costringendoli a cancellare la terza giornata di incontri.
Gli organizzatori ritengono che la persona responsabile dell'attacco di quest'anno sia in relazione con il gruppo di estrema destra che ha orchestrato l'attacco dello scorso anno. Il suo sospetto è rafforzato anche dai messaggi che gli organizzatori della conferenza hanno ricevuto dopo l'attacco del 9 novembre: «Dopo l'attacco, gli organizzatori hanno ricevuto minacce tramite chiamate e SMS in cui si diceva che dovevano "morire" e "bruciare all'inferno". Scrivevano anche frasi come: "Ti è piaciuto il nostro regalo? L'anno scorso è stato solo l'inizio"».
I fatti sono stati denunciato alla polizia, ma bisognerà vedere se le forze dell'ordine decideranno di andare oltre all'omofobia istituzionalizzata da Putin.

La genitorialità tra persone dello stesso sesso non è vietata in Russia, ma i genitori LGBT + subiscono discriminazioni e la legge del 2013 che vieta la diffusione della fantomatica «propaganda per le relazioni sessuali non tradizionali» sui minori ha comportato la chiusura di qualunque centro di occupasse di fornire loro supporto.
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