Silvana De Mari: «Chi paga il canone brucerà all'Inferno. Angela Finocchiaro va licenziata per blasfemia ed abusi sui minori. Deve essere stata abusata dal padre»



Due imputazioni per incitamento all'odio devono essere sembrati un curriculum di tutto rispetto per un sito che basa il suo business sulla promozione dell'odio omofobo. Ed è così che la fondamentalista Silvana De Mari pare ormai essere diventata un ospite fisso della Nuova Bussola Quotidiana di Riccardo Cascioli.
Se la fondamentalista ama stuprare il nome di Asis Bibi per sostenere che «gli islamici» debbano essere disprezzati ed estirpati in toto dato che dei fondamentalisti l'hanno condannata per blasfemia, ora racconta che la Rai ed Angela Finocchiaro debbano essere condannati «per blasfemia».
Pare dunque pura ipocrisia, aggravata da come la signora De Mari usi il denaro come mezzo di propaganda contro la libertà di espressione. Dice che lei esige che gli atei paghino milioni di euro alla sia Chiesa Cattolica, pretende che i suoi amichetti di Provita Onlus possano promuovere odio esentasse, esige privilegi derivanti dall'essere eterosessuali... ma poi sostiene che lei debba poter scegliere di impedire che i suoi soldi possano finire in progetti in cui lei non risulti direttamente interessata.
È in una rubrica denominata "Blafemia in TV" che la fondamentalista firma un articolo dal titolo "RAI, non avrai i miei soldi per mandarmi all'Inferno".

Se pare ipocrita che ad apporre la sua firma a quell'articolo sia una fondamentalista che ha appena finito di proiettare immagini pornografiche sull'altare maggiore della chiesa di Vicomoscano (in un atto di vera blasfemia, a cui andrebbe aggiunta l'aggravante dell'odio), la fondamentalista scrive:

L'oscena e blasfema "scenetta" della Finocchiaro alla Tv delle ragazze su Rai 1. Una parodia della Madonna di Fatima per dire a delle bambine che "gli uomini sono tutti pezzi di merda". Non avrete i miei soldi per mandarmi all’inferno.

Il ricorso alla figura dell'inferno pare riportarci al Medioevo, aggravato da come la donna che spaccia l'odio omotrasofobico per una «libertà di espressione» sia la stessa che pretende di poter sfruttare la religione come mezzo per limitare il diritto di espressione altrui.

Con una crescente violenza, è sempre imprecando contro un divertente sketch televisivo che la signora De Mari incalza:

Alla TV di Stato, pagata col denaro di tutti, quindi anche col mio, a una trasmissione chiamata La TV delle ragazze la signora Angela Finocchiaro rivolgendosi a un gruppo di bambine in veste di Fatina dei giardinetti in mezzo al traffico, ha annunciato che dovevano ricevere un suo importante annuncio.
“Come i pastorelli di Fatima?” ha chiesto una bimba. Qui un cattolico integralista potrebbe vederci della blasfemia, e in effetti noi l’abbiamo vista. L’annuncio era “Tutti gli uomini sono pezzi di merda”, una delle bimbe, 8, 9 anni ha chiesto “Anche il mio papà?”, e la signora ha risposto”: "Soprattutto il tuo papà”.
E qui uno che fosse molto bigotto e cattivo potrebbe vederci anche un abuso su minore. Era una finzione, ma bimbe di 8 anni hanno ascoltato questo dialogo immondo. Essere bigotti e cattivi è permesso dalla Costituzione, cioè è un diritto civile.

Da copione, i bambini vengono da lei usati come strumento di propaganda. Li cita per chiedere che nel loro nome sia impedita la libertà di espressione altrui, ma poi la fondamentalista non sembra preoccupata quando i suoi proseliti dli costringono ad assistere ai comizi traboccanti d'odio che lei e i suoi amici di omofobia amano organizzare.
Ed è raccontanti fatti alterati che la signora De Mari sceglie di omettere come Serena Dandini avesse precisato in diretta che il filmato era stato montato e che le frasi della Finocchiaro non era state ascoltate dalle minori.

Si passa così inveire contro chiunque non dica che il maschio sarebbe vittima di feroci femministe che non accetterebbero la loro inferiorità, così come torna il solito ritornello sul fatto che la Madonna non debba poter essere citata a meno che non lo facciano gli integralisti per attribuirle una volontà discriminatoria:

Perché dobbiamo essere costretti a finanziare con il nostro denaro questa spazzatura? Perché qualsiasi mediocre, incapace di una battuta decente, purché si butti sulle offese alla Madonna e sul vittimismo becero femminista, #tuttigliuominisonocattivianzisonomerde#, deve avere uno stipendio pagato dai contribuenti e quindi anche da me che lo trovo la sua performance ripugnante?
Non guardo la televisione da anni, ma non posso esimermi da pagare il canone per una tv, quella di Stato, che trovo ripugnante.

La donna si improvvisa anche un'azzeccagarbugli che saprebbe come reinterpretare la Costituzione a sostegno del suo sostenere che la religione debba poter essere sfruttata per chiedere di essere ritenuti superiori agli altri:

E poi c’è il piccolo particolare della blasfemia. Qualcuno mi obbietterà che uno Stato non può essere confessionale. Certo, ma io ho il diritto di esserlo. L’articolo 3 della Costituzione mi garantisce la libertà religiosa. Lo Stato non mi può imporre di finire all’inferno. Nel momento in cui col mio denaro di contribuente ho finanziato qualcosa di blasfemo, me ne rendo conto e ne risponderò in giorno del Giudizio, insieme a tutte le porcate che ho fatto io, che già sono una caterva, non ci posso aggiungere anche quelle della signora Finocchiaro & co. La signora Finoccharo che deve aver subito dal proprio padre, e anche dagli uomini, cose tremende e inimmaginabili, non ci crede? Ma io si, ed è un mio diritto sancito dalla costituzione articolo 3. Lo Stato non può imporre a un induista di mangiare manzo, a un islamico di mangiare maiale, a un ebreo di lavorare il sabato, non può imporre a me di mantenere e finanziare le performance di Madama Finocchiaro & co. Quindi?

Ci risiamo. Se durante il suo blasfemo comizio anti-gay nella chiesa Vicomoscano si lanciò nel sostenere che un ragazzo ritratto in una fotografia fosse stato abusato da piccolo, qui ci viene a raccontatore che anche la Finocchiaro avrebbe subito violenze da parte del padre. Siamo allo spergiuro e alla ferocia più inumana.
Ma non è finita qui. Se il concetto di TV di stato servirebbe a garantire pluralismo e investimenti culturali a fondo perduto a vantaggio della società, lei si mette a raccontare teorie patetiche:

La cosiddetta TV di Stato è in tutto e per tutto una pay TV, non ci raccontiamo storielle per favore. Si comporti da Pay TV. Vuoi vederla? Paga e guarda. Non vuoi vederla? Ti vengono i conati di nausea solo a pensarla? Ti si attorcigliano le budella al solo pensiero? Preferiresti passare la giornata a spaccare sassi sotto il sole in quelle belle prigioni dell’Alabama degli anni ’30? Non paghi e noi te la leviamo dai piedi.
Non with my money. Il primo diritto di una democrazia o di uno Stato che abbia la pretesa di esserlo è che il cittadino ha diritto a godere del denaro che ha guadagnato. Ne dà una parte (che dovrebbe essere ragionevole) allo Stato in cambio di ospedali, polizia, carabinieri, esercito, strade, ponti che non crollano e raccolta di spazzatura. Nessuno può obbligare il cittadino a finanziare qualcosa contro i suoi interessi inclusi quelli religiosi. Non avrete i miei soldi per mandarmi all’inferno.

Forse potremmo rassicurare la signora De Mari: se Dio giudicherà le persone sulla base delle loro opere, è facile presumere che finirà all'Inferno anche senza bisogno di pagare il canone. E chissà che Angela Finocchiaro o la Rai non la denuncino per diffamazione durante l'attesa.

Contro lo spot, in fila nel chiedere «provvedimenti» contro la Finocchiaro per quello che la lega sostiene sarebbe «incitamento all'odio», troviamo il leghista Massimiliano Capitanio, segretario della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, il leghista Simone Pillo,m incredibilmente vicepresidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, e la solita Aiart (l'associazione cattolica che si occupa di tv e che chiese la chiusura di Fisica o Chimica perché al suo interno erano presenti anche personaggi gay).
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