Tosatti sulla NuovaBQ: «È un dato di fatto che il rischio pedofilia è maggiore tra gli omosessuali»



È dalle pagine de La Nuova Bussola Quotidiana che il vaticanista Marco Tosatti è tornato a sostenere che esisterebbe un nesso tra omosessualità e pedofilia.
Se l'impressione è che il fondamentalista ripeta ossessivamente le sue bugie nella speranza che qualcuno le percepisca come una verità, già nel titolo del suo pessimo articolo si lancia nell'affermare che la sua tesi anti-gay debba essere ritenuta un dogma di fede nello scegliere: "Abusi e preti gay, quel nesso che non si vuole vedere".

Sposando la svolta anti-vaticanista del suo direttore, Tosatti incalza:

Un sito della galassia paravaticana nei giorni scorsi è tornato sul tema del collegamento degli abusi e dell’omosessualità, che sarebbe, secondo gli autori dell’articolo, tirato in ballo “in modo parossistico” da quanti criticano il silenzio del Pontefice alle chiamate in causa da parte dell’arcivescovo Viganò, il silenzio quasi totale del Vaticano “in re” – a parte la lettera aperta di Ouellet, un autogoal secondo molti – e soprattutto il fatto che la parola omosessualità non venga mai pronunciata; né nel caso dei vescovi cileni, né in quello degli abusi in Germania, né tanto meno nella vicenda americana, a cominciare dallo scandalo McCarrick. Papa Bergoglio non l’ha mai fatto; ed evitare questo collegamento sa molto di un ordine di scuderia, dal momento che viene ripetuto dalle voci più vicine a Santa Marta.

Per chi non lo sapesse, monsignor Viganò è il sacerdote che in questi giorni è stato condannato dal Tribunale di Milano per aver rubato quasi due milioni di euro al fratello disabile. Insomma, non certo una testimonianza così autorevole come Tosatti vorrebbe far credere.

Il vaticanista passa così ad un attacco contro l'ex reggente di Allenza Cattolica, lamentando di come in una sua relazione, Massimo Introvigne scriva: «Dire dunque che il problema degli abusi sui minori è provocato dall’omosessualità è sbagliato. Non si può negare di certo che esista un problema di omosessualità nella Chiesa ma i problemi sono diversi. C’è innanzitutto il tema dell’abuso di potere, diffuso nella Chiesa come nella società. Dall’allenatore al politico, dal magistrato al cardinale: uno scambio di favori per la carriera. Nella Chiesa questo è legato al clericalismi».

Davanti a chi parla di un «problema di omosessualità» sembra chiaro si sia di fronte ad un uomo con gravi problemi di omofobo, ma Tosatti pare non accontentarsi perché lui esige che si dica che i gay siano accostati ad un qualcosa di abominevole come la pedofilia. Ed è così che se ne esce scrivendo:

Ma se andiamo a leggere quello che scriveva lo stesso Massimo Introvigne nel 2007 troviamo accenti diversi. "Semmai – per quanto non sia politicamente corretto dirlo – i dati confermano che il rischio pedofilia è maggiore tra gli omosessuali. Mentre sarebbe ingiusto e assurdo sostenere che tutti gli omosessuali sono pedofili, è un dato di fatto che molti pedofili sono omosessuali. Secondo il rapporto del John Jay College l’81% dei sacerdoti accusati di rapporti con minori nel periodo 1950-2002 avevano un orientamento omosessuale".

In realtà il report del John Jay College non parlava mai di orientamenti omosessuali, così come chiariva che non vi fosse alcun legame tra omosessualità e pedofilia. Ma è citando una versione alterata dei fatti che il vaticanista ricorre al complottismo populista come mezzo per cguirare che lui ha ragione e che tutti gli altri sono dei deficienti:

Nel 2007 però era papa Benedetto XVI, si era in un periodo precedente al “Chi sono io per giudicare” e può nascere il sospetto che le stagioni pontificie abbiano un effetto sulla lettura dei dati dei rapporti, o perlomeno sulla loro interpretazione.
Ma ahimè per i difensori del silenzio, e della non correlazione fra abusi e omosessualità, difesa dall’attivista LGBT James Martin e da altri della corrente papalista, il più recente studio sui dati, compiuto da un sacerdote professore di sociologia, Paul Sullins della Catholic University of America per il Ruth Institute smentisce la lettura del John Jay College.

Sullins è il sacerdote che falsificò i dati delle sue ricerche pur di sostenere che i figli delle famiglie omogenitoriali fossero danneggiati dall'orientamento sessuale dei loro genitori. Spacciarlo per una autorevole una fonte che si è screditata nel mondo accademico a casa sella sua omofobia appare come l'ennesimo atto patetico compiuto da Tosatti.
Ma non è finita qui. Proponendo tesi ampiamente smentite come se frissero verità inconfutabili, è con una violenza contro natura che il vaticanista conclude:

Paul Sullins infine giunge a questa conclusione: “Questa analisi suggerisce che, mentre la Chiesa e i suoi leader cercano migliori interventi e strategie per affrontare questo problema ricorrente, un buon punto di partenza potrebbe essere riconoscere il recente aumento dell'abuso tra crescente compiacenza e la fortissima probabilità che l'ondata passata e la presente incidenza dell'abuso sia un prodotto, almeno in parte, della passata ondata e dell'attuale concentrazione di uomini omosessuali nel sacerdozio cattolico”.
Quindi resta da spiegare perché il vertice della Chiesa non voglia prendere atto di quello che appare un dato di fatto, celandosi dietro formule generiche come “il clericalismo” per non vedere e identificare una parte estremamente consistente del dramma degli abusi.

Esatto. Giura su Dio che la sua falsa teoria su un presunto legame tra pedofilia ed omosessualità debba essere ritenuto «un dato di fatto». L'ordine dei giornalisti non ha nulla da dirgli?

Tra le varie omissioni del vaticanista che oggi lavora per il giornale di Belpieto, Tosatti pare dimenticarsi anche di spiegare ai suoi lettori che sarebbe stato proprio lui ad aver aver convinto e aiutato l’ex nunzio apostolico a scrivere il documento di 11 pagine che accusa Bergoglio di aver coperto McCarrick, colpevole di abusi su seminaristi e sacerdoti.
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