Un nuovo studio italiano conferma che l'omofobia è causa di suicidi tra gli adolescenti



Se i leader del fondamentalismo cattolico negano l'esistenza dell'omofobia e invitano i loro proseliti a non preoccuparsi di quali siano le conseguenze del loro odio, apparono drammatici i dati reali sulle conseguenze del clima di intolleranza che i vari Adinolfi, Brandi e Gandolfini infliggono quotidianamente a migliaia di adolescenti.
Uno nuovo studio dell'università di Milano-Bicocca rileva che «il rischio di suicidio e di comportamenti pericolosi per la vita è più elevato tra gli adolescenti appartenenti alle minoranze sessuali» e che «i teenager appartenenti al gruppo complessivo delle minoranze sessuali mostrano un tasso di rischio di suicidio tre volte e mezzo superiore rispetto ai loro coetanei eterosessuali».
I dati sono ancora peggiori se si guarda agli adolescenti e le adolescenti trans, con l'ateneo che ricorda che «il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti a livello mondiale». È dunque un vero e proprio genocidio quello compiuto da chi promuove l'odio omofobico, magari sedendo persino nei palazzi della politica nazionale o a capo di alcune regioni.
E se c'è gente alla padre Carbone che va ai Meeting di CL a raccontare che i gay si suiciderebbero perché gay e non perché vittime di omofobia, la pensa diversamente la ricerca che ha esaminato un campione di quasi due milioni e mezzo di adolescenti tra i 12 e i 20 anni. La psichiatra Ester di Giacomo spiega che «anche se le sue radici affondano nell'infanzia, l'orientamento sessuale si esprime pienamente durante l’adolescenza, soprattutto a causa dell’inizio del desiderio sessuale. Gli adolescenti omosessuali, bisessuali e transgender sono generalmente a più alto rischio di isolamento, esposizione alla violenza, e stigmatizzazione, sia autoinflitta che inflitta da pari o familiari». Da qui l'elevato rischio di tentativi di suicidio, maggiore rispetto ai coetanei eterosessuali.
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