Anche Rete Lenford abbandona il tavolo lgbt di Spadafiora



Anche Rete Lenford-Avvocatura per i diritti LGBTI ha annunciato il suo abbabdono del “Tavolo di consultazione permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone LGBT”, istituito dal Sottosegretario Vincenzo Spatafora lo scirso 22 ottobre.
«La decisione si è determinata per coerenza rispetto alla storia e allo Statuto dell’associazione -spiega la presidente Miryam Camilleri- Da sempre abbiamo messo a disposizione le nostre competenze di tutti coloro che nelle istituzioni, nei partiti e nelle realtà associative, condividono il nostro stesso obiettivo. Con questa stessa disponibilità avevamo accettato l’invito del Sottosegretario Spatafora, nella speranza che fosse il segnale della volontà del Governo di cambiare rotta in merito ai diritti delle persone LGBTI. Purtroppo quanto è accaduto e quanto continua ad accadere ci ha convinti che ci sbagliavamo».
Il riferimento è ad un Matteo Salvini che ha insistito nel far avanzare il suo progetto per la modifica dei moduli di rilascio dellacarta di identità elettronica al fine di imporre la dicitura di «padre» e «madre» anche quando i loro genitori sono dello stesso sesso, così come l’11 novembre scorso il ministro per la famiglia Fontana è tirnato a negare il valore delle numerose sentenze di merito e di legittimità in materia di genitorialità delle persone lesbiche e gay.
Secondo Miryam Camilleri «questi fatti, considerati nel loro insieme, restituiscono una visione ideologica della società che ignora i dati giuridici a partire dai principi fondamentali della nostra Costituzione e che mostra sul piano politico le reali intenzioni del Governo, espresse anche in altri ambiti».
È il caso della cosiddetta «legge sicurezza» di Salvini che ha modificato radicalmente la disciplina dell’asilo, dell’immigrazione, dell’accoglienza e della cittadinanza a discapito di molti e di tutte quee persone omosessuali che risultano in fuga da paesi che li perseguitano. O il disegno di legge Pillon che reifica i bambini e annulla qualsiasi rilevanza della loro volontà in caso di separazione dei loro genitori, in spregio alla Convenzioni internazionali che pure l’Italia ha sottoscritto.
«Sono tutte questioni -sottolinea l'Avvocata Camilleri- che ci riguardano in primo luogo come cittadine e cittadini che hanno a cuore la tutela dei diritti fondamentali, rispetto ai quali non si possono operare categorizzazioni. La lotta per la loro tutela ci impegna a prescindere dal fatto che siano colpite le donne, le persone migranti o le persone LGBTI».
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