Arcigay pone l'accento sui devastanti effetti del decreto Salvini contro i migranti lgbti+



Arcigay esprime forte preoccupazione per il decreto con cui Matteo Salvini intende espellere dall'Italia anche chi rischia persecuzioni, incarcerazioni o violenze in virtù del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere. In un articolo pubblicato sul portale dell'associazione, è Manuela Macario, in qualità di Responsabile lavoro e marginalità, a spiegare i devastanti effetti del decreto Salvini.

Oltre alle già note considerazioni su come le misure che il leghista spaccia per atti doviti in nome della «sicurezza» siano in realtà procedure finalizzate allargare la «rete di immigrati irregolari e con essa le maglie della marginalità e della microcriminalità» (giusto perché così potrà dire che faceva bene ad odiarli), un tema che rischia di costare numerose vite umane è quello riguardante la sua decisione di eliminare i permessi di soggiorno per motivi umanitari. Arcigay osserva come si trattasse di:

Uno strumento fondamentale per il richiedente asilo lgbti+ che fino a ora ha usufruito di questa misura. Spesso le commissioni territoriali rispondo con dinieghi alle richieste di asilo per motivi di orientamento sessuale e/o identità di genere, adducendo come motivazione l’incoerenza dei racconti e la mancanza di prove documentali. Come se fosse possibile dimostrare di essere persona lgbti+ quando si proviene da Paesi nei quali si è costretti all’invisibilità [...]  Nel nuovo sistema di accoglienza ordinario e straordinario non è previsto nessun percorso di inclusione sociale quali corsi di alfabetizzazione, percorsi formativi e di inserimento al lavoro (tirocini formativi) e azioni di sostegno alla persona (per esempio colloqui con piscologi). Chi gestisce l’accoglienza dovrà limitarsi al soddisfacimento bisogni primari (vitto e alloggio) a fronte di una riduzione del 50% delle risorse economiche destinate ad azioni rivolte ai migranti. Viene meno il principio secondo il quale l’inclusione produce sicurezza a favore di un’idea perversa secondo la quale la sicurezza si raggiunge tenendo le persone ai margini del tessuto sociale, in una condizione di inattività e improduttività.

E per quanto Salvini ami ripetere che la vita da migrante sarebbe «una pacchia», la sua propaganda si scontra con una realtà che purtroppo molti leghisti e razzisti non vogliono vedere:

I migranti lgbti+ sono gli invisibili, coloro che hanno subito persecuzione e violenza nel paese di appartenenza; sono persone che nella maggior parte dei casi non possono contare nemmeno sul sostegno morale e affettivo della propria rete familiare e amicale che li ha per primi respinti e abbandonati. I migranti lgbti+ continuano a subire discriminazione e violenza anche in Italia, negli stessi centri di accoglienza nei quali dovrebbero essere tutelati . Subiscono discriminazione e violenza spesso da parte delle loro comunità di appartenenza che ripropongono il modello culturale del Paese di origine. Da parte di altri migranti che si portano dietro un bagaglio di omofobia e transfobia difficilmente decostruibile. E trovano in Italia un sistema di accoglienza che non è pronto e formato per affrontare la questione, che solo da poco si misura con il fenomeno della migrazione legata all’orientamento sessuale ed affettivo e/o all’identità di genere. Se già le condizioni di vita delle persone lgbti+ erano complesse nello Sprar, ora che l’accoglienza di riduce all’emergenza e al solo soddisfacimento dei bisogni primari, cosa ne sarà delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali, delle persone transgender le cui narrazioni già oggi sono difficilmente dimostrabili e sono considerate sempre meno attendibili? Tra le nuove misure, sarà introdotto l’elenco dei Paesi considerati sicuri per i quali i dinieghi saranno giustificati dall’infondatezza della richiesta di protezione internazionale. Ma sappiamo bene che non esistono Paesi sicuri quando la persecuzione avviene nei confronti delle persone lgbti+ perché spesso non sono sicuri nemmeno i propri nuclei familiari. Perché a volte non siamo sicuri nemmeno nei Paesi nei quali i nostri diritti sono garantiti per legge. E adesso che tra le ipotesi per qualificare una domanda “manifestatamente infondata” rientrano le persone che hanno reso dichiarazioni incoerenti, che hanno reso informazioni false o documenti falsi, cosa succederà alla maggior parte dei richiedenti lgbti+ che già ora si vedono spesso respinte le domande a causa di narrazioni considerate non veritiere? Non possiamo negare il fatto che esista un fenomeno sempre più diffuso di false richieste d’asilo in quanto persone lgbti+ , ma questo non può che danneggiare chi davvero fugge perché perseguitato.

E, come sempre, a farne le spese saranno i più deboli, con le mani degli italiani che rischiano di essere sporcate dal sangue di chi verrà riconsegnato ai propri carnefici.
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