Brandi si mette a sbraitare che i pazienti non devono osare chiedere se il loro medico è un obiettore



Toni Brandi è quel vecchietto di estrema destra che ha stampato gli orribili manifesti in cui raccontava bufale sull'aborto. In quella sua vita dedicata alla propaganda omofoba e contro i diritti delle donne, fa quasi tenerezza osservare come pensi che i suoi seguaci siano sufficientemente ignoranti da non comprendere che non è particolarmente rilevante il fatto che il co-finanziatore dei messaggi d'odio anti-famiglie stampati dalla sua lobby abbia voluto posare davanti ai suoi slogan integralisti insieme a quel Diego Fusaro che risponderà alla storia del suo contributo alla psicosi contro quei vaccini che possono salvare la vita ad un bambino. Ma si sa, nella loro ideologia populista il bambino può morire di morbillo ma l'importante è che a sua madre sia negato qualunque diritti di scelta, motivo per cui scrivono:


Reso evidente come il fondamentalismo sia sempre riconducibili alla stessa lobby, surreale è come l'organizzazione forzanovista che cerca di spacciare la disinformazione e le bufale per presunta «libertà di religione» si metta poi a sbraitare che agli altri non debba poter essere riconosciuto il diritto di protestare contro quei tanti finti medici «obiettori» che negano un diritto riconosciuto dalla legge (magari professandosi tali sono quando non offrono il medesimo servizio a pagamento). Ed è così che l'organizzazione di Brandi ricorre al suo proverbiale uso politico della religione per inveire contro chi esprime opinioni diverse da loro pensiero unico e dalla loro smania di dominio:


Cosa ci sarebbe di «vergognoso»? Semplice, il manifesto osa contestare l'ideologia si Provita, rivendicando come la volontà del paziente dovrebbe sempre avere la priorità sulle pretese di chi usa la religione come strumento per limitare le libertà costituzionali altrui. La campagna Uaar si limita infatti ad osservare che la fede religiosa diventa un problema quando qualcuno permette la si possa usare a danno dell'autodeterminazione altrui:

Gli ospedali sono purtroppo pieni di ginecologi obiettori, spesso assunti e promossi proprio per la loro adesione alla dottrina cattolica. Non sono infrequenti i casi in cui ostacolano l’intenzione di interrompere una gravidanza, o decidono di non sottoporre la gestante alle diagnosi che evitino la nascita di un bimbo già condannato per tutta la vita a una malattia invalidante. Avere un ginecologo di fiducia del quale sono note le opinioni su questi aspetti diventa fondamentale, e l’Uaar invita a far luce su questi aspetti il prima possibile. Prima che sia tardi.
Il problema può anche riguardare tutti noi, uomini e donne, posti di fronte alle scelte di fine vita. Un medico che considera la vita un bene indisponibile, che appartiene a Dio, potrebbe non tenere conto delle nostre volontà se non siamo in condizione di esprimerle. Ma anche se fossimo in condizione di esprimerle potrebbe curarci secondo le proprie convinzioni morali e lasciarci soffrire inutilmente.

Se Brandi dice che il dirsi opinabilmente «cristiani» debba garantire il diritto di imporre il proprio volere in atti che limitano la libertà altrui, l'Uaar chiede che la laicità sia garantita a difesa della libertà di ogni singolo cittadino. E non ci sono insulti contro le scelte altrui come nei vergognosi manifesti di Provita Onlus, solo la richiesta di una fede che riconosca il diritto a pazienti che potrebbero avere opinioni diverse da quelle del medico.
Troppo per chi vorrebbe poter organizzare campagne populiste e poi non sa più come rispondere dinnanzi a chi riporta il tema nell'ordine della ragione.
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