Digos ed Antiterrorismo non sanno risalire all'autore delle minacce a Paladini (ma ci spiegano come delinquere)



In sei mesi di indagini, Digos ed Antiterrorismo non sarebbero state in grado di identificare gli autori delle minacce di morte recapitate a Luca Paladini, portavoce dei Sentinelli di Milano.
I messaggi d'odio erano iniziati la scorsa primavera, divenendo sempre più allarmanti non appena iniziarono a citare fatti, luoghi e ricopersi che indicavano come Paladini fosse stato fisicamente pedinato. Eppure sembra  che le forze di polizia coordinate dal ministro Matteo Salvini non siano riuscite ad andare oltre all'ipotesi di un unico autore che avrebbe creato nuovi account per ogni messaggio inviato. In totale sono 156 i profili fake di Facebook da cui sono stati inviati oltre 400 messaggi, tra cui esplicite minacce rivolte anche a sua madre ("Se a te non importa nulla di tua madre valuteremo una visitina a casa sua. Prenderla a martellate e lasciarla esanime per terra", diceva uno di essi).
Ma lascia veramente un po' sbigottiti che la polizia dica di non poter risalire all'identità dell'autore del reato perché avrebbe usato un programmino che può essere scaricato gratuitamente da Internet come estensione da aggiungere al proprio browser. Insomma, la polizia ci sta dipingendo uno scenario per cui un qualunque adolescente potrebbe ingannare l'Antiterrorismo senza alcuno sforzo dopo che loro stessi gli hanno suggerito il nome del programma da utilizzare (e che noi abbiamo omesso solo perché ci sembrerebbe stupido spiegare ai lettori come delinquere senza correre rischi). E se tutto ciò fosse realmente vero, figuriamoci cosa potrebbero fare le organizzazioni criminali se un persino un bambino può risultare invisibile ai massimi nuclei della nostra polizia.
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