Il monologo social di Daniele Gattano contro la paura del test per l'HIV



La comunicazione ha fortemente contribuito a creare uno stigma sociale contro l'Aids. Era la fine degli anni '80 e praticamente non si conosceva nulla della «nuova malattia»: forse è questo il motivo per cui non si seppe trovare un punto di reale equilibrio tra la necessità di frenare il panico scatenati dagli articoli di giornale pur senza sottovalutare i rischi.
Nel 1988 il Ministero della Salute realizzò un primo spot in cui si sosteneva che «per fortuna non è facile ammalarsi di Aids» e in cui si invitava a usare il «preservativo», chiarendo che il contatto non era certo sufficiente alla trasmissione del visus. Se, a trent'anni da allora,  la parola "preservativo" appare ancor oggi un tabù nella televisione italiana, tanto basta a comprendere quanto alta fosse la posta in gioco se si era persino disposti a sfidare l'inevitabile ira clericale.
Nel 1990 e nel 1991, due nuovi spot crearono un immaginario collettivo che ha alimentato uno stigma sociale tristemente vivo ancor oggi, forse per l'assenza di nuovi stimoli che lo potessero rimettere realmente in discussione davanti al grande pubblico. Le persone sieropositive erano evidenziate con aloni viola che le dipingeva come untori capaci di «infettare» chiunque venisse in contatto con loro.
L'Italia si è fermata al 1991. La stragrande maggioranza delle persone non sa quali passi in vanti siano stati fatti, spesso ignorando persino che HIV ed Aids non sono sinonimi. Non sanno che una persona sieropositiva in trattamento ha una carica virale pari a zero, motivo per cui è scientificamente provato che sarebbe più pericoloso andare a letto con un Adinolfi che si vanta di non aver mai usato il preservativo durante i suoi rapporti carnali con molteplici donne piuttosto che con un sieropositivo.
Il problema è che lo stigma sociale è un alleato dell'HIV. La paura di fare un test è il motivo per cui qualcuno mette la testa sotto la sabbia e si rifiuta di conoscere il proprio stato sierologico.

È raccontando tutto questo che il comico Daniele Gattano ha realizzato un video che ironizza sulle paure che spesso si frenano dal fare il test. Durante i quindici minuti di attesa per il risultato, inizia a domandarsi:  «E se ho l'Hiv? Mio cugino mi farà ancora vedere la bambina? Il mio coinquilino mi chiederà di cambiare casa? E poi dovrò avvisare tutti quelli con cui sono stato a letto? E se faccio la fine di Tom Hanks in Philadelphia?».
La realtà è che chi ha l'HIV deve solo saperlo, potendo così assumere i farmaci che azzerando la loro carica virale (e quindi la possibilità di contagio) in una prevenzione verso una possibile insorgenza dell'Aids.
«Ancora oggi se sentiamo Hiv ci viene paura, quando in verità dovremmo avere paura di altre parole», conclude Gattano.


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