Il quotidiano di Belpietro: «L'omofobia è una clava ideologica utile a colpire i nemici politici»



Nell'Italia leghista, gran parte della propaganda si basa sulla creazione di odio attraverso il tentativo di attribuire parole mai pronunciate alle proprie vittime. È la teoria di Salvini E di quella sua manifestazione romana che è stata promossa attraverso manifesti in sui si sosteneva che si sarebbe andare in piazza contro qualcuno e non per qualcosa.
Pare rientrare in quella dialettica anche il surreale articolo pubblicato da Francesco Borgonovo sulle pagine del quotidiano di Maurizio Belpietro, in quell'ennesimo tentativo che lo vede in prima linea nel dispensare assoluzioni contro chi vomita odia e si nutre di pregiudizi attraverso un pezzo intitolato "Se il gay non adora i gay pride allora è omofobo".

Se il ricorso al gay omofobo è uno stratagemma propagandistico ormai abusato (pensiamo a come Costanza Miriano si fosse procurata Giorgio Ponte o a come Silvana De Mari avesse raccattato Luca di Tolve), è nell'articolo che pontifica:

Su «Gay.it» il test rivolto agli omosessuali svela l'ideologia delle associazioni Lgbt: chi le contesta è accusato di razzismo. L'omofobia è, alla fine dei conti, una clava ideologica utile a colpire i nemici politici. Perfino se sono omosessuali.

Siamo davanti a frasette di pura propaganda in peno stile del Ventennio. Se appare patetico il suo tentativo di sostenere che il contrasto all'odio sarebbe un atto «ideologico» dato che le destre ci puntano molto a fini elettorali, è altresì tragico il suo inveire contro chi vorrebbe solo poter vivere propria vita in santa pace anche se i fondamentalisti non appaiono intenzionati a permetterglielo. Ed è estenuante anche osservare con quanta ferocia attacchino e insultino i partecipanti ai Pride quasi dessero per scontato che la loro macchina del fango contro quelle manifestazioni debba essere intesa come una verità rivelata.
Qualcuno potrebbe poi osservare che Gay.it è un sito e non un'associazione, così come la molteplicità di sigle mostrano quanta falsità ci sia nel loro tentativo di sostenere che i gay avrebbero una sorta di pensiero condiviso manco fossero i Visitors dell'iconica serie anni '80.
Se poi si va ad osservare il test contestato dal quotidiano di Belpietro, si osserva anche che la ricostruzione fornita da Borgonovo appare come una bieca falsificazione della realtà, dato che nel testo introduttivo si dice tutt'altra cosa. Quando qualcuno scrive che «alcuni membri della comunità LGBT+ non apprezzano molto i gay pride, i locali e non intendono identificarsi all'interno di questo mondo, perché pensano fatto solo da boa rosa e glitter», l'accusa è contro il pregiudizio inculcato dai fondamentalisti. Perché è un dato di fatto che chi etichetta i gay come «carnevalate» o che etichetta i locali come luoghi promiscui, è perché non vi è mai stato e parla sulla base di un pregiudizio.
Casomai, è l'articolo di Borgonovo a risultare la prova di come l'omofobia sia una clava ideologica che viene usata dai populisti per sfruttare un odio latente con precise finalità elettorali.

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Nella foto: Francesco Borgonovo ospite ad un convegno dell'ultra-destra di Libertà e azione.
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