In vista dell'Alessandria Pride, parte la macchina del fango integralista



L'Italia è una nazione in agonia. Non ci può esserci futuro in un Paese in cui Matteo Salvini punta tutto sulla creazione di paure finalizzate al suo consenso elettorale, incurante di come ciò causi spaccature e tensioni nel Paese. E non va meglio con quei fondamentalisti alla Simone Pillon che non perdono mai occasione per inventarsi e promuovere false contrapposizioni sociali contro i gay. La loro retorica è interamente concentrata sul dipingere l'altro come una minaccia che deve essere distrutta, annientata, devastate dalle loro ruspe.
Si inserisce in tale dialettica anche l'abitudine tutta integralista a cercare di mettere le loro parole nella bocca delle loro vittime, sperando si poterle strumentalizzare a proprio vantaggio. Si tratta di una tattica già abbondantemente usata dai fondamentalisti di Provita Onlus ed oggi usata da Alessandria Oggi per cercare di creare cieco odio sociale contro il primo Gay Pride che potrebbe svolgersi nella città.

Dopo l'immancabile immagine stereotipizzata buttata lì con finalità discriminatorie a dimostrazione di come sperano che i loro lettori siano sufficientemente ignoranti da non accorgersi di come il loro giornaletto voglia ingannarli, è tra generalizzazioni, semplificazioni e pregiudizi che in un articolo intitolato "Siamo certi che il Gay Pride rappresenti veramente gli omosessuali?" tal Andrea Rovere scrive:

È di pochi giorni fa la notizia secondo cui il 2019 potrebbe essere l’anno del primo Gay Pride alessandrino. Il Sindaco Cuttica di Revigliasco ha infatti espresso una certa apertura a sostenere l’iniziativa proposta dall’associazione “Tessere le identità”, impegnata sul fronte LGTB, dichiarando inoltre la disponibilità ad offrire il patrocinio comunale e rivendicando il diritto di ogni cittadino a potersi sentire pienamente tutelato nella propria libertà di espressione. Parole senz’altro corrette, tanto che, ci auguriamo, tale discorso valga anche per noi e per le seguenti argomentazioni.

La premessa è parte della propaganda fascista. Si sostiene che l'oppressore abbia pari dignità dell'oppresso e che chi chiede di poter vivere liberamente la propria vita dovrebbe contare quanto chi vorrebbe vietarglielo. L'odio omofobico è spacciato come una presunta "libertà di espressione" da parte di chi gode di libertà che non vuole siano concessi agli altri.
Si passa così al presentare i più squallidi pregiudizi contro i Pride da parte di chi sta dando dimostrazione di non aver mai partecipato o assistito alle manifestazioni che critica sulla base del pregiudizio:

A vedere le foto di svariati Gay Pride in giro per l’Italia e per il mondo, ridondanti di eccessi e provocazioni di palese cattivo gusto, viene da chiedersi cosa avrebbero pensato in proposito un Pasolini, un Umberto Bindi – vittima fra l’altro di feroci discriminazioni –, ma anche tutti quei comuni cittadini i quali non ritengono che la loro naturale predisposizione ad unirsi con persone dello stesso sesso debba necessariamente essere associata a bizzarrie o a particolari atteggiamenti.
Dalle tutine in latex ai ragazzoni in perizoma cosparsi di olio e brillantina, dai carri con drag queen alle banane piazzate qua e là per alludere alla forma fallica, tutto ha più l’aria di un invito alla trasgressione da “serata alcolica” che di una manifestazione di piazza, pur festosa, attraverso la quale promuovere diritti e consapevolezza.

Se Alessandria Oggi avrebbe fatto meglio ad informarsi sulle origini del Pride, è mistificando una manifestazione che fanno pure le vittime:

E non si attacchi per carità con la solfa dell’autoironia, della “joie de vivre”, o ancor più con le velenose insinuazioni circa lo “spirito arcobaleno” opposto al presunto grigiore di chiunque non veda in certe modalità espressive il trionfo della libertà e del progresso, perché il punto, lo si capirà bene, non è questo. Si tratta invece di qualcosa di semplice e razionale, e cioè del fatto di chiedersi se l’immagine che deriva da certe sfilate simil-carnascialesche, condite per di più da ammiccamenti sessuali continui e dall’esaltazione aprioristica dell’eccentricità, faccia bene tanto alla causa delle persone omosessuali quanto a chi, del tutto insensibile a tale causa, rischia addirittura di veder rafforzati alcuni dei propri preconcetti anziché cominciare a liberarsene.

Se chi scrive simili stupidaggini non potrebbe essere liberato dal pregiudizio neppure con l'intervento di un esorcista, si passa a sfruttare i pregiudizi per fomentare divisioni:

Non si rischia in questo modo di dividere invece che unire? Di creare una distinzione fittizia che presuppone un “mondo degli etero” e un “mondo dei gay”? Una persona vegetariana fa tutto allo stesso modo di una onnivora. Si differenzia da lei solo per il fatto di non mangiare carne e magari per peculiarità che attengono però alla sua situazione specifica, non ad un’intera “categoria”. Lo stesso discorso, sebbene in altri termini, vale per le persone eterosessuali e per quelle omosessuali. Un gay ed un etero si distinguono sostanzialmente per il loro differente orientamento sessuale, e quindi per qualcosa che attiene alla sfera privata. Al di fuori della camera da letto, questi due soggetti possono essere benissimo speculari: amare le stesse cose, avere abitudini simili, e, perché no, intendere il mondo in egual modo e addirittura concordare circa le idee politiche. Ma la camera da letto, anche se attraverso l’industria della cinematografia pornografica si è strappato la pratica erotica alla propria naturale dimensione d’intimità, e dunque di riservatezza, resta un luogo privato. Così come privato è ciò che vi avviene.
Tradotto: lui non vuole che i gay possano uscire di casa e si lamenta che non si conformino al suo volere e al suo vissuto. Creata una divisione fittizia tra eterosessuali ed omosessuali, l'articolista pare dimenticarsi che a girare in gonnella a mostrarsi mezzi nudi sono i partecipanti a certe manifestazioni pseudo-religione e non chi partecipa ad un Pride italiano.
Se poi vogliono parlare di immagini che arrivano da altre nazioni o da altre culture, lo stesso si dovrebbe fare verso gli etero e domandare al signor Andrea Rovere di renderci conto di quelle immagini che ci mostrano donne eterosessuali che venerano grossi simboli fallici o quelli che girano nudi in certe aree del pianeta...

Sempre incoraggiando pregiudizi e sempre offendendo i partecipanti dei Pride (che a suo dispetto non sono tutti gay, checché lui ne dica), aggiunge:

Per intenderci, un gay può essere sì un esibizionista, così come amare la provocazione, gli eccessi, la sregolatezza eccetera, ma non in quanto gay, ci viene da dire. Tutto ciò è proprio del temperamento di ognuno e della coscienza personale, da cui derivano la tendenza al buon gusto, il senso della misura, o eventualmente il loro opposto. E tanto vale per un eterosessuale.
Che allora si persista nel riproporre alcune formule senza la minima autocritica – almeno apparentemente –, e rigettando in toto come “reazionarie” quelle provenienti da chi cerca a proprio modo di stimolare riflessioni costruttive nel rispetto di chiunque, ci sembra francamente in netta contraddizione con lo spirito di apertura e di tolleranza che alcuni si lamentano di non trovare negli altri, ma che talvolta danno dimostrazione di non aver sviluppato per primi in se stessi.
Confidiamo non sia il caso degli organizzatori dell’eventuale Pride alessandrino, che potrebbero invece fornire un bell’esempio circa la possibilità concreta di unire la lotta progressista per i diritti civili con la tendenza alla conservazione di quel che di positivo, come un certo concetto di eleganza e di bellezza, ci viene dal passato.

Ed ora abbiamo pure l'omofobo che vuole imporre le sue regole su come si debba fare un Pride. Lo troviamo lì che biascica le sue condanne morali, incuranti di come le sue falsificazioni siano offensive verso i milioni di partecipanti ai Pride e di come i suoi pregiudizi screditino quel giornaletto per cui lavora.
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