Le bufale omofobe di Provita Onlus. È falsa la storia del professore «licenziato per una conferenza con La Manif Pour Tous»



È una forma di terrorismo quella con cui l'organizzazione Provita onlus tenta di alimentare paure attraverso presunte storie di poveri omofobi che avrebbero dovuto pagare le conseguenze delle loro azioni. E dato che il loro lettore si riconosce nell'identikit dell'omofobo di estrema destra, ecco che è a loro che l'organizzazione serve articoli come quello intitolato "Francia: università licenzia un prof per una conferenza con La Manif Pour Tous".

La notizia è ovviamente falsa. La stampa francese spiega che Philippe Soual sarebbe dovuto intervenire come relatore esterno in una singola conferenza presso l'Università Jean-Jaurès. Dacvanti alle proteste degli studenti lgbt che non apprezzarono la sua partecipazione come docente alla terza università estiva del Manif Pour Tous nel 2015, il professore (che tutt'oggi lavora presso l'Istituto cattolico di Tolosa) è stato invitato a non partecipare «nell'interesse di questo oratore e dei potenziali rischi di guai tra lui e alcuni studenti».
Insomma, una storia molto diversa dal titolo e molto differente dalle false affermazioni dell'organizzazione di promozione omofoba diretta da Toni Brandi.

Nell'ipocrisia di come ad alimentare polemiche siano stati quei gruppi vorrebbero poter licenziare le persone in base al loro orientamento sessuale o perché non ritenute sufficientemente omofobe, ecco che li troviamo pronti a scrivere:

Sempre più frequentemente capita di constatare come certe censure e misure “punitive” provengano proprio dai paladini della libertà a tutti costi che fanno del non ben definito concetto di “diversità” la loro bandiera e l’altare su cui sono disposti ad immolare qualunque altra forma di pensiero “altro”.

Sostengono che si sarebbe verificato  un «incredibile caso di ostracismo che ha riguardato Philippe Soual, insegnante di filosofia in Francia» e che la sua sovvenzione da parte del consiglio accademico dell’ateneo Jean Jaurès di Tolosa sarebbe stata «una decisione pesante che sembra tanto un provvedimento punitivo».

Parte così una fantasiosa ricostruzione dei fatti:

Ma cosa avrà fatto di tanto grave il docente in questione da meritare un simile smacco e una simile svalutazione del suo pluriennale lavoro di ricerca? È presto detto: la sua colpa infame consisterebbe nell’aver tenuto nel 2015 una conferenza alla terza Université d’été su temi antropologici, per La Manif Pour Tous, associazione che nel 2013 ha raccolto ben un milione e mezzo di persone in piazza, contrarie al mariage pour tous, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, approvato in Francia, al fine di sottolineare anche l’unicità del legame tra un uomo e una donna.
Sarebbe bastato questo per scatenare le ire dell’Uet, associazione che riunisce studenti Lgbt, firmataria di un volantino, fatto circolare all’università e pubblicato su Facebook il 24 ottobre, in cui, accusa il professor Soual, dichiarando di non volere che «un luogo dove amiamo essere istruiti, nel quale non dovremmo sentirci vulnerabili e giudicati, apra le porte a questo genere di persone e a questo genere di discorsi. Noi moriamo ogni giorno nel mondo, siamo aggrediti, emarginati, violentati. Che cosa ne sarà del nostro dipartimento? Che accoglienza, che sostegno si vogliono dare alle minoranze?».

Se i numeri delle piazze dichiarati propagandisticamente dalle destre sembrano sempre ispirati alla parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci, l'organizzazione forzanovista ci informa della sua curiosa teoria per cui i gay dovrebbero essere esposti al rischio di discriminazione dato che i "veri" perseguitati sarebbero i discriminatori. Il tutto per sentenziare:

Insomma, siamo di fronte a una delle tante situazioni in cui, in nome del solito rispetto delle diversità o delle minoranze, ci si sente in diritto di mettere a tacere non solo la maggioranza ma la libera ricerca e il libero pensiero. Come ha affermato Soual su Le Figaro, la “diversità intellettuale” oggi non è già più possibile e, descrivendo il clima intimidatorio che si respira già su certi temi, ha aggiunto che «vedendo quei manifesti, i miei colleghi di università si sono incontrati con urgenza e hanno deliberato tra di loro. Hanno preso la decisione di revocarmi il corso».
Soual definisce l’università «il luogo per eccellenza della libertà intellettuale, della ricerca e del dialogo», dove, di fatto, oggi «alcune opinioni sono criminalizzate e stiamo assistendo sempre più a invettive e sospetti». Insomma, chiosando con una frase da brividi, il professore ha ammesso che «la libertà intellettuale non è più realmente possibile».

Tradotto: Provita sostiene che se qualcuno manifestasse la «libertà intellettuale» di dirsi favorevole allo stupro di minori, sarebbe discriminatorio negargli un posto in un asilo nido dato che poi potrebbe dire che si è sentito vittima di un «clima intimidatorio». E dicono tutto questo basandosi su notizie false.
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