Matteo Salvini: «Gli insegnanti che pensano Dio e Gesù siano fuori posto a scuola, vanno curati»



La Lega di Matteo Salvini è quanto di più assimilabile al fondamentalismo islamico esista in Europa. Il suo disprezzo per i diritti civili, la sua misoginia, il suo odio contro le famiglie gay e l'imposizione di simboli religiosi finalizzati a sostenere improponibili reinterpretazioni della Bibbia è quanto lo rendono una brutta coppia dei peggiori leader dell'Isis. Se lui forse non chiede ancora un martirio, a farlo è quel leghista Gianfranco Amato che ai suoi comizi dice si debba essere pronti a perdere la vita per difendere quello in cui lui dice debbano credere.
Tra presepi imposti ai bambini e rifiuti a soccorrere dei naufraghi, Salvini non pare non voler perdere una sola occasione per strumentalizzare il cristianesimo mentre le sue azioni vanno in direzione diametralmente opposta.

«È davvero paradossale: per il ministro dell’Interno coloro che nelle istituzioni pubbliche -e nella fattispecie nella scuola- rispettano i principi supremi del nostro ordinamento sarebbero da curare! Non ci stupiamo più di niente ma tra rosari, Vangeli e presepi è palese la deriva teocon del vicepremier». Lo denuncia Adele Orioli, segretaria dell'Uaar, in merito all'esternazione fatta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini alla scuola di formazione politica della Lega a Milano, dove ha detto che «gli insegnanti che pensano Dio e Gesù siano fuori posto a scuola, vanno curati» e che «una vita vissuta senza credere che alla fine dei nostri giorni ci sia qualcosa è una vita a cui manca qualcosa».
«Dalle parole di Salvini si evince una totale e pericolosa incapacità di capire che l'umanità non si ferma ai confini del proprio villaggio, anche perché ormai il villaggio Italia è, piaccia o no al ministro, plurale e secolarizzato», prosegue Orioli. «È ora che faccia i conti con la realtà. Si può tornare indietro soltanto usando la forza: se pensa al trattamento sanitario obbligatorio come all'anticamera di un'inquisizione leghista, abbia allora il coraggio di metterlo nero su bianco presentando una proposta in Parlamento».
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