Non lasciamo che Gandolfini ci rubi la famiglia



Pare enorme il danno sociale e culturale che il fondamentalista Massimo Gandolfini ha inflitto all'Italia nella sua strenua promozione di una cultura della morte. Padre adottivo di alcune manciate di bambini che il fondamentalista ha provveduto a procurarsi al fine di sopperire all'infecondità della sua unione matrimoniale con una donna, il leader neocatecumenale è l'artefice di quella truffa culturale che si basa sul sostenere che la parola «famiglia» debba essere contrapposta alla vita stessa delle persone lgbt.
Il suo creare false contrapposizioni non è solo un atto a fregio di quel Dio che lui ama citare come se si trattasse di un lasciapassare politico ai suoi distinguo, ma è anche un voler negare che tutti i gay hanno famiglie e che non tutte le famiglie devono necessariamente essere conformi al suo volere per poter godere di quei diritti fondamentali che è la Costituzione (e non Gandolfini) a riconoscere loro.
Se appare evidente che Gandolfini voglia creare paure e contrapposizioni che possano permettergli di mettere a frutto un'omofobia latente in parte della popolazione, da brividi è osservare quale dialettica venga da lui usata per tentare di cambiare i termini al fine di reintrodurre distinguo fascisti. Persino il temine «naturale» viene da lui strumentalizzato in chiave ideologica in sfregio a quei padri costituenti che l'avevano scelta come termine pregiuridico che ponesse fine ai distinguo introdotti dal fascismo.
Permettere a questa gente di usare il termine «famiglia» in opposizione alle famiglie significa permettere loro di abusare della lingua per tentare di rendere il mondo un posto peggiore in cui i bambini possano essere resi vittime di violenze da parte di chi crea false paure al fine di legittimare la discriminazione.
La famiglia esiste a prescindere dal volere di Gandolfini e il suo tentativo di codificarla e ridefinirla sulla base del suo tornaconto dovrebbe essere universalmente riconosciuto come un atto di violenza. Oppure vogliamo aderire alle teorie di Pillon per cui ad una ragazzina allontanata da un padre che la abusava dovremmo dire che la sua famiglia sarebbe quella dell'orco e non quella da cui sta ricevendo amore? Dovremmo dire che una madre conforma al volere di Adinolfi farebbe bene a negare una famiglia ad un figlio gay in modo da compiacere quel fondamentalista che di famiglie ne ha due?
Commenti