Salvini compromette un'indagine sulla mafia pur di scrivere un tweet razzista contenente informazioni errate



Ogni singola parola, azione o gesto compiuto da Matteo Sqalvini appare finalizzato alla propaganda e all'esaltazione della sua figura davanti all'elettorato. Lui non pare preoccupato se il suo giocare a chi ce l'ha più lungo con l'Europa ha bruciato milioni di euro, tanto saranno gli italiani a pagare il conto del ritorno elettorale che spera di ottenere facendo vedere che lui fa il bulletto.
E se qualcuno dei suoi elettori pare davvero credere che il suo aver raso al suolo le case dei disperati o l'aver introdotto leggi che aumenteranno il numero di clandestini potrà conferire «sicurezza» all'italico popolo grazie a quelle oltre 40mila persone che da oggi saranno una preda facile per la malavita, chissà non si ricredano davanti ad un ministro che ha abusato  del suo ruolo istituzionale e ha minacciato un'indagine in corso sulle mafie solo perché voleva cercare voti con uno dei suoi soliti tweet razzista che cercano di creare odio contro gli stranieri attraverso fake-news. Ma questa volta la Procura non se n'è stata in silenzio e gli ha fatto un cazziatone mai visto dall'inizio dell'epoca repubblicana:

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