Scandoglio esulta, sostenendo che il fondamentalismo cattolico abbia censurato l'Attila alla Scala



Il fondamentalista Tommaso Scandoglio è noto per le sue posizione ostentatamente omofobe, anche violente. Ad esempio è lo scorso Capodanno che che lo portarono persino a chiedere che fosse negato un funerale ai due adolescenti uccisi dal monossido di carbonio in quanto gay e da lui ritenuti immeritevoli di esequie in virtù di quell'orizzontamento sessuale che lui è solito demonizzare a scopo propagandistico e politico.
Strenuamente impegnato in un uso ideologico della religione finalizzata allo sdoganamento dell'odio e della discriminazione, lo troviamo tutto eccitato all'idea di come la sua lobby sia riuscita a censurare l'Attila di Verdi alla Scala.

Proponendo gli slogan leghisti che mirano a cercare di contrapporre le religione al fine di promuovere odio tra i propri proseliti, è dalle pagine de La Nuova Bussola Quotidiana che il fondamenta scrive:

Per la prima dell'Attila alla Scala, il solito regista a corto di idee si inventa una distruzione di una statua della Madonna. L'avessero fatto con Maometto... Ma la scena sarà cambiata grazie alla protesta di un sindaco melomane e cattolico. Protestare serve, a patto che la protesta sia tagliente come la lama che uccise Attila.

Il riferimento è alla polemica scatenata dal sindaco di Cenate Sotto (Bergamo) che si rivolsew alla lobby fondamentalista per chiedere la censura dell’Attila di Giuseppe Verdi in quanto da lui ritenuta «blasfemia».Il regista Davide Livermore aveva infatti ambientato l’Attila di Verdi tra le due guerre mondiali e il sindaco lamentava che «c’è una scena molto spinta dove viene rappresentato un bordello. In questa scena una donna prende la statua della Vergine Maria, madre di Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, e la scaraventa a terra. La scena è raccapricciante. Con la presente chiedo in qualità di credente che questa scena blasfema contro l'Immacolata e contro la cristianità, venga tolta».

In un'Italia dove il governo sostiene che per essere «cristiani» si debbano comprare statuine del presepio da imporre agli altri mentre ci si compiace i come si sia provveduto a sbattere per strada decine di migliaia di stranieri regolari, la statuetta era considerata più importante del significato simbolico del gesto e il bigottismo è stato sfruttato come mezzo per limitare la libertà di espressione altrui.
Festoso di aver censurato un qualcosa che non aveva mai visto, Scandoglio incalza:

Grazie a questa lettera e ad altre proteste nate in seno al teatro e sbocciate in rete, il regista David Livermore pare che abbia cambiato idea. Inizialmente, così sembra, l’oggetto da scagliare a terra non doveva essere più una statua della Santissima Vergine, bensì un putto. Ad oggi pare che debba invece andare in frantumi un vitello d’oro. Staremo a vedere cosa accadrà il 7 dicembre.
A chi faceva notare al regista che l’atto di mandare in frantumi una statua della Madre di Gesù poteva risultare urticante alla sensibilità di molti – anche perché gesto compiuto durante i vespri dell’Immacolata – pare che abbia risposto che la sua intenzione non era quella di avvallare simile condotte, bensì di biasimarle, di denunciarle.

Sostenendo che i sedicenti «cattolici» sarebbero «vittime» di persecuzione in quanto non viene loro concesso di poter limitare la vita altrui quanto vorrebbero, aggiunge:

E poi non si comprende il motivo per cui vittima sacrificale debba essere sempre il cattolico. Vogliamo essere davvero provocatori, scuotere le coscienze assopite del pubblico? Mandiamo in frantumi una statuetta di Maometto o di Budda (cosa ovviamente sbagliata). Questa scena non la vedrete mai né alla Scala nè altrove sia per timore di ritorsioni sia perché per tutte le religioni si deve usare rispetto e tolleranza, ma non per quella cattolica. E’ un vecchio cliché che però funziona sempre.

Sinceramente non si capisce perché mai dovrebbe esserci una statuetta di Maometto in una ricostruzione di un bordello europei tra le due Guerre, ma la contrapposizione religiosa e l'odio contro l'Islam sono un evergreen per tutti i fondamentalisti che si dicono «cattolici».

Ed è sempre promuovendo razzismo, che il fondamentalista prosegue imperterrito nel cercare di promuovere cieco odio con quelli che il suo Matteo Salvini è solito definire «clandestini» o «invasori» anche se lavoratori in possesso di regolare permesso di soggiorno:

Per paradosso, poi, Livermore non è stato fedele allo spirito di quest’opera la quale insegna che occorre opporsi al barbaro invasore, per tutelare il proprio patrimonio culturale italico, tra cui il sentito religioso. E così il sindaco di Cenate di Sotto è stato costretto a prendere i panni di Odabella che colpisce a morte l’unno perché ha osato dissacrare il sacro.

Ed ancora, invitando a usare la religione come mezzo di censura, conclude:

Comunque sia, questa vicenda, se davvero andrà a buon fine, sarà istruttiva. Non è vero che non serve mai protestare, denunciare, marciare o stare in piedi. A volte basta una lettera come quella del sindaco Berbenni per far mutare il corso della storia, a patto, però, che sia ben affilata come la lama che uccise Attila.
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