Silvana De Mari: «Sono stata assolta, I giudici hanno riconosciuto il dovere medico di dire che l'omosessualità è un'anormalità reversibile»



Nonostante la fondamentalista Silvana De Mari sia stata condannata dal Tribunale di Torino per i suoi discordi d'odio contro i gay, l'organizzazione forzanovista Provita Onlus ha preferito raccontare ai propri proseliti che i giudici l'avrebbero assolta. Anzi, dicono pure che avrebbero persino sostenuto che i giudici avrebbero sostenuto che la loro fondamentalista avrebbe ragione a sostenere che l'omosessualità dovrebbe essere ritenere una «anormalità reversibile».

L'organizzazione di promozione omotransofobica diretta da Toni Brandi, pubblica anche un articolo in cui la pregiudicata racconta una versione molto opinabile dei fatti:

«Sono stata assolta per le “offese alle persone omosessuali” perché è stato riconosciuto che parlare come ho parlato è stato un mio diritto, anzi è un mio dovere di medico. Quello che ho detto su questi argomenti si può dire! Evviva! Sono stata condannata per le frasi sul movimento Lgbt che ho accusato di rapporti ambigui con il movimento pedofilo e di tentativi di limitare la libertà di parola». Questo l’esito del processo contro Silvana De Mari, scrittrice di libri fantasy, blogger e medico chirurgo, querelata dalle associazioni Lgbt per aver espresso giudizi “politicamente scorretti” sull’omosessualità e la pedofilia.

Da prassi, l'organizzazione omotransofobica Provita Onlus si lancia nel sostenere che la diffamazione debba essere ritenuta «opinione» e che chiunque dovrebbe poter dire qualunque cvosa gli passi nella mente a meno che non sia un'opinione a loro gradita (in tal caso, procederebbero a quelle decine e decine di denunce che Provita ha sporto contro la libertà di pensieri, di parola e di espressione altrui).
Sembra anche che Provita esprima particolare apprezzamento per chi  abusa dei propri titoli accademici al fine di promuovere odio e cercare di convincere i genitori bigotti a ricorrere a fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità in una totale incuranza di come la scienza ufficiale le abbia abbondantemente sconfessate e le indichi come provata causa di numerosi adolescenti spinti al suicidio. In fondo basta il buonsenso a comprendere che iscriversi a fantomatiche "terapie" in cui un qualche predicatore cerca di inculcare alle vittime sensi di cola ed odio verso sé stessi.

Continuando a sostenere che il tribunale abbia assolto chi sostiene che l'omosessualità possa essere "curata", l'organizzazione incalza:

Lei stessa ha reso nota la sentenza con un post su Facebook. Sicuramente va salutata con soddisfazione l’assoluzione inerente ai riferimenti alle persone gay e al superamento della loro condizione. La stessa De Mari nell’ultima intervista concessa a noi di Pro Vita aveva spiegato: «L’omosessualità, termine improprio, visto che la sessualità è soltanto fra un uomo e una donna, è un comportamento biologicamente perdente. Sono la prima a riconoscere che è molto difficile uscirne, ma è altrettanto vero che gli ex gay sono più numerosi di coloro che si professano tali, anche se nessuno lo dice. È anche provato che i rapporti fra persone dello stesso sesso aumentano i rischi di malattie sessualmente trasmissibili, anche quelle come l’epatite A per molto tempo a noi sconosciuta. I gay sono il 2% della popolazione ma nel contempo rappresentano il 50% dei nuovi casi di Aids e l’80% dei nuovi casi di sifilide».

Ad solito, cercano di sostenere che i gay sarebbero malati e che li si debba ritenere una minaccia alla salute pubblica. Il tutto senza mai soffermarsi a ragionare sull'ipocrisia di chi defeca simili parole mentre poi se ne va in giro con quel Luca Di Tolve che nel suo libro racconta di aver volontariamente e intenzionalmente cercato di contagiare con l'HIV quanti più gay gli capitassero a tiro dopo che Alleanza Cattolica lo ebbe istruito ad un cieco odio contro di loro.
Sempre sostenendo che esisterebbero «prove scientifiche» a sostegno di tesi sostenute unicamente dalla loro miliziana, l'articolo continua a promuovere odio:

Affermazioni, queste, supportate da evidenze scientifiche che il Giudice non ha potuto ignorare. Ciò significa che è legittimo poter affermare che l’omosessualità non è una condizione permanente, che non è vero che si nasce gay e che tali si è costretti a restare per tutta la vita. Argomento questo che è stato considerato quasi un tabù dalle organizzazioni Lgbt che hanno sempre attaccato e denigrato tutti coloro che hanno affermato la possibilità di mutare il proprio orientamento sessuale, passando dall’essere omosessuali a eterosessuali. Al punto che chi è riuscito a superare l’omosessualità ha avuto paura spesso di dichiararlo, di fare cioè outing in senso opposto. Oggi, anche grazie alle battaglie di Silvana De Mari, siamo forse tutti un po’ più liberi di andare contro il pensiero unico imposto dall’ideologia gender. Battaglia che, come lei stessa ha affermato, continuerà attraverso nuove divulgazioni: «La serie di libri che scriverò sarà infinita, perché anche il mio processo diventerà un libro, visto che abbiamo tutte le trascrizioni delle udienze».

Insomma, la fondamentalista cercherà di far soldi con il suo odio mentre l'organizzazione di Brandi continua a dire che i gay debbano essere obbligati a conformarsi a quei pruriti sessuali che la sua dialettica eleva a caratteristica di un nuovo arianesimo.


Intanto basta guardare a come il fondamentalismo ami alterare la realtà dei fatti per comprendere quanta poca etica e quanta malafede li muova, con l'aggravante di come Google dia rilevanza alla loro propaganda al punto di anteporla agli articoli di testate come La Stampa o il Corriere della Sera:

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