La lobby di Cascioli torna ad attaccare il movimento #metoo, sostenendo che l'abuso sessuale della donna sia «sana virilità»



Tirare pacche sul sedere alle donne o importunarle sarebbe espressione di virilità. È quanto pare sostenere un articolo di puro odio che è stato pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana di Riccardo Cascioli, da anni impegnata in una crociata contro chi contrasta il sessimo e il femminicidio.
Catalogato sotto l'etichetta "miti pericolosi", nell'articolo intitolato "Se la virilità è un peccato, la Chiesa resta infeconda" leggiamo:

Mentre il mondo ci convince che la natura maschile sia peccaminosa in quanto tale, anche la Chiesa, ormai da decenni, pare favorire persone che non mostrano i segni di un naturale impulso verso l’altro sesso. Perfino i santi vengono fatti passare come asessuati, ma se i sacerdoti non ritrovano la loro virilità di padri, il loro dono resterà monco.

Un delirio. Eppure tal Aurelio Porfiri non pare avere vergogna neppure nell'arrogarsi la capacità di poter giurare su Dio che lui saprebbe con certezza che avrebbero dichiarato determinate persone se non fossero morte da tempo:

Il buon Chesterton aveva affermato che un giorno le spade sarebbero state sguainate per dover difendere il fatto che due più due fa quattro e che le foglie sono verdi d’estate. Se oggi Chesterton fosse vivo e gli dicessero che non si può dire che il maschio è maschio e la femmina femmina, forse perderebbe un poco del suo British aplomb. E non rischierebbe San Tommaso d’Aquino di rimanere da solo con in mano la famosa mela, dicendo ai suoi uditori che se non erano d’accordo che quella era in effetti una mela, potevano anche accomodarsi fuori. Io vado dicendo (vedi il mio libro “Estinzione”, Solfanelli), che questa perdita della virilità, del senso del maschile, è una delle grandi tragedie moderne. Coloro che vogliono far parte del monastero diffuso, come lo definisco, coloro che vogliono riscoprire la ricchezza del monachesimo unita al senso della missione del cavaliere, devono essere ben attenti a questo.

Si passa così a sostenere che la legge non dovrebbe punire gli abusi sessuali, etichettando l'abuso come un atteggiamento che l'autore definisce «sano»:

Ecco, dico io, questa svirilizzazione si è estesa un poco a tutto il pensiero religioso corrente sotto forma di buonismo o politically correct. Oggi affermare concetti definitivi come quello della virilità viene visto come una intollerabile violenza. E di questo elemento della virilità fa parte la naturale attrazione fra uomo e donna. Oggi il sesso non è una potenziale occasione di peccato, ma è peccato in se stesso. Il desiderare, il provare piacere nell’ammirare la bellezza altrui, il sano corteggiamento sono oramai resi materiale da codice penale, scoraggiando ogni tentativo in quella direzione. Questo non è solo contro l’umano, ma completamente inumano.

Ed ancora, si passa a lamentare che i preti non ostentato il loro desiderio sessuale verso le loro parrocchiane, magari abusandone pure dato che la lobby di Cascioli è favorevole ad una depenalizzazione delle molestie sessuali:

Ma da molti decenni noto che in circoli ecclesiastici si favoriscono persone che non mostrano i segni di questo naturale impulso verso l’altro sesso. Se ti si presenta un ragazzo che dice di voler lottare confro il suo naturale impulso verso le donne per seguire una vocazione religiosa, lo si aiuti ad assecondare il suo desiderio (verso la vocazione, intendo). Ma vedo molto considerate persone che evidentemente questo impulso non lo hanno, e che anzi in questo modo possono ben mascherare impulsi che vanno in una direzione diversa...e alcuni divengono preti e via via fanno carriera.
Il problema è a monte, persone che non mostrano una personalità in cui si manifestino sani appettiti sessuali, dovrebbero essere considerate con più cautela, non incoraggiate ad entrare nella vita religiosa.

Il delirio prosegue, sostenendo che sarebbe l'assenza di molestie sessuali la causa della denatalità dei Paesi occidentali:

Le inclinazioni vanno guidate, non negate. Roberto Volpi, nel suo “Il sesso spuntato” (Lindau) affrontava questa drammatica situazione: «La riproduzione sessuale non ha mai dato segni di malfunzionamento, nella storia dell’umanità, quanti ne sta dando in Europa, e ancor più in Italia, da alcuni decenni. Nella storia dell’umanità i rapporti sessuali tra uomini e donne hanno garantito che le generazioni si succedessero alle generazioni e che tra una generazione e l’altra si arrivasse a un popolamento del globo terrestre che si stima essere appena arrivato, come ricordavo, a sette miliardi di individui. La falcidia della popolazione umana operata dalla mortalità è stata fino a poco più di due secoli fa tanto forte da richiedere che la riproduzione sessuale fosse non altrettanto ma più forte ancora. E nonostante questo, fino al sorgere dell’800 la popolazione mondiale è rimasta ben sotto la soglia del suo primo miliardo. Ma siamo entrati o stiamo quanto meno entrando in un’epoca del tutto diversa, proprio sotto l’aspetto della forza della riproduzione sessuale». E purtroppo anche nella Chiesa questo modello post sessuale si è fatto strada. Anche i sacerdoti devono essere uomini virili! Allora il loro dono sarà più autentico. Tutto questo processo di smottamento verso l’innaturale è stato fatto in un modo che Plinio Corrêa de Oliveira definisce come trasbordo ideologico inavvertito: «Nella sua essenza, il processo del trasbordo ideologico inavvertito consiste nell'agire sullo spirito di qualcuno, portandolo a cambiare ideologia senza che lo percepisca».

L'attacco passa così a promuovere lo stupro e i ricatti sessuali. Banalizzando, denigrando, offendendo e vezzeggiando le donne che sono state vittime di abusi, l'autore dell'articolo afferma:

Oggi tutto quello che ha l’etichetta #metoo viene preso come oro colato anche se molte delle cose che si agitano sotto questa frase sono vendette personali per carriere che non sono mai decollate. La vera violenza è quella verso donne e uomini che sono coerciti a compiere certi atti. Se io so che andando a letto con una certa persona posso avere dei vantaggi e scelgo di farlo questa è, appunto, una scelta. Pure di fronte ad una proposta indecente, se si può rifiutare, non c’è violenza. Non si può accettare e poi dire che l’altra persona ha fatto una violenza, quando il baratto era stato accettato in primo luogo. A questo punto anche tutte le mogli possono dire di essersi sentite costrette in quanto mogli a sottostare ai desideri dei mariti e che, una volta finito l’amore, considerano questa come una violenza. Ma questo accade solo in un’epoca come la nostra, un’epoca dove le foglie d’estate non hanno colore, due più due fa quello che senti in quel momento e la mela che tieni in mano ha diritto, anche lei, alla sua autodeterminazione.

Caso vuole che l'autore parli di mogli dovrebbero offrire i loro corpi controvoglia al loro marito-padrone, negando che tale situazione possa essere ribaltata dato che la loro intera ideologia si basa sul sostenere che il maschio varrebbe più della donna e che la femmina non debba poter avere desideri.Siamo davanti ad un'ode del maschilismo, con l'aggravante di come il loro sostegno allo stupro sia spacciata per «una sana virilità».
Tragicomico è anche come l'articolo vanga indicizzato con le seguenti parole chiave: «mascolinità», «virilità», «femminismo», «ideologia gender» e «omoeresia». Insomma, chi non stupra una donna è da loro visto come un eretico che promuoverebbe quel fantomatico «gender» dietro a cui il fondamentalismo ha nascosto la sua strenua promozione del sessimo.
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