Mario Adinolfi: «I baci tra gay sono porcherie che Foa deve vietare»



È il 1° di gennaio e Mario Adionolfi già rompe le scatole. Dalla sua pagina Facbook, il fondamentalista è tornato a sbraitare quanto non tolleri possa esserci rispetto per i gay dato che lui basa il suo intero fatturato sulla vendita di odio contro di loro.
Preannunciando un surreale discorso alla nazione manco si credesse il Presidente della Repubblica, è tirando in ballo ossessivamente i bambini che il fondamentalista scrive:

Dalle 11 qui in diretta Facebook il discorso di Capodanno del Popolo della Famiglia, in cui denunceremo la prima offesa a cinque milioni di bambini e ai loro genitori che la prima serata di Raiuno rivolgerà tramite un bacio tra maschi lungo e insistito. Foa che fai?

In altre parole, che se ne fa lui di un presidente filo-leghista che voleva trasmettere in diretta il "family day" di Gandolfini se poi non abusa del suo ruolo per negare i diritti costituzionali delle minoranze che da anni sono vittima delle invettive integraliste? Ed ovviamente è aberrante anche la dialettica con cui Adinolfi cerca di sostenere che la sua ideologia anticristiana debba essere attribuita ai bambini e ai loro genitori, in uno scimmiottamento patetico di quel Salvini che si attribuisce il consenso di 60 milioni di italiani nell'incuranza di come 55 milioni di loro non l'abbiano votato.

Ma dato che da Adinolfi ci si può spettare solo il peggio, il delirio del fondamentalismo prosegue con un secondo messaggio in cui Adinolfi si mostra ai suoi proseliti in uno studio casalingo allestito con tanto di fotografia che lo mostra insieme alla sua seconda moglie gravida (e quini in stato di evidente peccato) vicino al Papa. Ed anche qui appare chiaro il  patetico tentativo di auto-attribuirsi valore religioso in una carnevalata che appare un plagio dei videomessaggi in cui anche Massimo Gandolfini dispensava odio con l'immagine del Papa alle sue spalle. Nel suo proclamo, Adinolfi afferma:

1 gennaio, per i cattolici giornata di Maria, Madre di Dio. Per tutti, un nuovo inizio. Che lo sia davvero, auguri. Sono giorni di festa, i bimbi stanno alzati fino a tardi. Su Sky e Mediaset girano gli spot dei vibratori, su tutti i canali impazzano come opinionisti generalisti Rocco Siffredi e Valentina Nappi (“attori porno”, “papà cosa vuol dire porno?”). Venerdì 4 gennaio film di prima serata su Raiuno con lungo e insistito bacio tra uomini. Questa è la Rai del cambiamento 2019? Il film si intitola Wine to Love, a dispetto del titolo è una produzione lucana, di Rai Cinema e Altre Storie. Il film ha avuto due giorni in pochissime sale il 18-19 dicembre, oplà, subito in prima serata su Raiuno. Unico altro film pronto di Altre Storie e Rai Cinema è Il Giorno più bello: indovinate un po’, storia di un “matrimonio” tra maschi. Marcello Foa, questa è la Rai del cambiamento 2019? Quella in cui le porcherie si spostano da Raitre a Raiuno in prima serata? Non siamo sessuofobici ma come Popolo della Famiglia crediamo che la bellezza del sesso viva di intimità, pudore, nascondimento persino. E soprattutto non vogliamo essere costretti dalla tv a imbatterci in temi delicati per i nostri bimbi, che necessitano i tempi e i modi che ogni famiglia ritiene di dover adottare, senza farseli dettare dalle marchette tra Rai Cinema e la nota lobby.

Se è sempre interessante notare come Adinolfi continui ossessivamente ad usare i bambini per pretendere le sue censure (se lui va da dei bambini a dire che Siffredi fa film porno pare un problema suo, non di chi è vittima della sua macchina del fango), surreale è come dopo tutte le messe e i film religiosi trasmessi in questi giorni, Adinolfi si metta a sbraitare come una come che lui esiga la censura di qualunque film non sia espressione delle sue due famiglie. Il tutto non senza aver sostenuto che ogni sedicente "cristiano" votato alla sua causa anticristiana debba stuprare il nome di Dio come lasciapassare per le peggiori forme di odio e di discriminazione.
Nel caso specifico, il suo attacco a Wine to Love sa anche di truffa culturale, dato che non si tratta di un film a tematica gay. E non meno assurdo resta la sua pretesa di un divieto alla rappresentazione di matrimoni tra persone dello stesso.
E per quanto paia che Adinolfi e i suoi camerata provino piacere sessuale nel delirare su fantomatiche "lobby gay", in un Paese civile si può davvero accettare che l'Ordine dei giornalisti continui a tollerare che un loro iscritto continui a spergiurare la veridicità delle sue patetiche illazioni solo perché guadagna soldi con esse?
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