Mario Adinolfi: «Il pescatore di De Andrè era un farabutto tra i farabutti. Bene Salvini contro i migranti»



Appare abbastanza evidente come l’abuso della credenza religiosa da parte di Mario Adinolfi non sia poi così dissimile da quella di un qualche terrorista dell’isis. Lui dice che ogni sua più perversa pretesa debba essere ritenuta il volere di Dio in nome d come abbia preso la croce di Gesù Cristo e l’abbia trasformata nel titolo di quel suo giornaletto di propaganda o patetico è come le sue dirette Facebook vengano intitolate “stampa e vangelo” quasi lui volesse attribuire a Gesù tutte le asserzioni xenofobe, razziste ed omofobe che è solito defecare.
Forse sperando di poter sciacallare il nome di Fabrizio De Andrè al fine di ottenere immeritata visibilità, il fondamentalista ha scritto decine e decine di messaggi in cui tira in causa il nome del cantautore in occasione della sua scomparsa. Tra questi, quello probabilmente più patetico è quello in cui il fondamentalista prende le difese del «povero Matteo Salvini» e loda le sue politiche contro i migranti, asserendo che il pescatore cantato da De André sarebbe un farabutto perché aiuta i poveri diavoli al posto di denunciarli ai gendarmi:

Che poi, se proprio vogliamo dirla tutta, quel pescatore lì non è proprio l'incarnazione del volontario di don Ciotti. Piuttosto è un vecchio omertoso, probabilmente mezzo farabutto pure lui, in combutta coi farabutti. Quando arrivano "i gendarmi con le armi" il pescatore finge infatti di dormire pur di non dare le informazioni richieste alle forze dell'ordine che cercano l'assassino fuggitivo. Se proprio bisognava rimproverare Salvini su qualcosa, al limite era questa l'incongruenza per un ministro dell'Interno, non l'equiparazione con la Sea Watch su cui quel pescatore lì non sarebbe salito a salvar africani manco spinto con le lupare. Più ragionevolmente, si poteva lasciar Salvini celebrare uno dei cantautori che a sua detta preferisce, senza lanciarsi nella solita reprimenda immigrazionista. Era il giorno, era il caso.

Fa ridere osservare un Adinolfi che parla di «rispetto» anche se il suo intero fatturato si basa sul suo incessante traffico di odio e di disprezzo, così come fa rabbia assistere a chi usa il nome di De André per benedire il suo razzismo e per rinnegare un Gesù che fu chiaro nel suo invito all’accoglienza.
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