Nuova purga dei gay in Cecenia, gli attivisti russi sporgono una denuncia penale



«I detenuti sono stati picchiati brutalmente, abusati sessualmente e torturati con la corrente elettrica. Sono stati anche costretti a firmare dei moduli vuoti». È quanto asseriscono gli attivisti dell'LGBT Network russo  nella denuncia presentata al comitato investigativo della Russia, un'agenzia federale simile all'FBI statunitense, dinnanzi alla nuova purga dei gay messa in atto dalle autorità cecene.
Il direttore esecutivo del gruppo, Igor Kochetkov, ha chiesto di indagare sulla detenzione illegale di almeno 14 persone, nonché sull'uso della tortura e sull'omicidio di un cittadino russo che sarebbe stato assassinato dagli agenti della polizia cecena tra il 1° e il 20 gennaio quest'anno. Gli attivisti hanno anche portato prove di almeno 14 persone detenute a Grozny come conseguenza della nuova epurazione anti-gay.

L'iniziativa ha scatenato l'ira degli omofobi ed immancabilmente sono giunte le prime minacce di morte rivolte al gruppo. Tra questa, anche un video registrato da Ali Baskhanov, il leader di una setta religiosa che sostiene di aver rinvenuto alcuni resti dell'Arca di Noè tra le montagne della Cecenia.
Nel filmato, Baskhanov ha invitato gli attivisti LGBT  a «tornare nel luogo di appartenenza» e ha definito Kochetkov come il «figlio del diavolo» e «l'anticristo».
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