Parma. Il vicario riscrive la costituzione pur di benedire la ferocia anti-gay del suo vescovo

Vescovo di Parma

È facendo squallido vittimismo che il vicario della diocesi di Parma ha firmato uno tra i più feroci attacchi contro le famiglie gay a cui si era potuto assistere negli ultimi anni. Dicendo che la Costituzione andrebbe reinterpretata secondo il suo pregiudizio, spergiura che i padri costituenti avrebbero scelto dei termini pre-giuridici per introdurre nuove discriminazioni e non certo per annullare i distingui che vennero introdotti durante il fascismo. Ed è così che alle solite litanie su quanto Dio sarebbe omofobo e su come detesterebbe le famiglie gay, il vicario si è improvvisato pure costituzionalista nell'attribuire fantasiose interpretazioni all'articolo 29 della nostra Costituzione.
Raccontando che lui reputa una «sterile polemica» le proteste nate dopo che il vescovo aveva usato l'altare della sua chiesa per vomitare insulti contro la decisione del Comune di riconoscere i genitori di una famiglia omogenitoriale, l'uomo afferma:

In merito alla polemica circa l’iscrizione di figli di unioni gay all’anagrafe del Comune di Parma, si precisa che il vescovo è intervenuto nell’esercizio delle sue funzioni episcopali nell’omelia per la Festa della Famiglia nella parrocchia urbana della Famiglia di Nazareth.
Il sunto si può leggere nel settimanale della diocesi Vita Nuova, potendo così accedere al senso globale dell’omelia e al limitato riferimento all’identità della famiglia secondo il dettato costituzionale e l’esortazione apostolica Amoris Laetitia n. 292, ricavandone inoltre, dal contesto e dal tono, l’assoluta assenza di intenzione polemica.
A ulteriore riprova, a fronte della manifestazione intentata in prossimità della dimora privata del signor sindaco, il vescovo si è così espresso in modo solidale con un tweet: "La democrazia non è soltanto rispettare l’opinione dell’altro, diversa dalla mia, ma battermi perché lui possa sempre dirla con libertà e rispetto" il 3 gennaio 2019.

Dunque, qualora vogliate esimervi a favore dello stupro, siate liberi di fare il nome del vescovo e di raccontare che è lui a sostenere che Dio voglia uno stato in sui si possa liberamente inneggiare alla violenza e in cui possa ledere la vita altrui in nome della solita filastrocca integralista sul fatto che l'odio andrebbe interpretato come una lecita opinione.

Ed ancora. è in quella sua fetida reinterpretazione ideologica della Costituzione che il vicario aggiunge:

Non appartiene al vescovo e alla diocesi alcuna volontà polemica, quanto soltanto, nel libero esercizio di una responsabile cittadinanza, ribadire il significato e il valore della famiglia nell’ottica della dottrina cattolica e come espressa nella Costituzione italiana ( Art. 29).
Anche così si ritiene di contribuire - come cittadini responsabili - al bene comune della città, nel pieno rispetto delle autorità cittadine, sia nominate che elette, per le quali auspichiamo un lavoro fecondo nel loro ufficio istituzionale, ora e fino all’espletamento del loro mandato.

Al di là degli slogan, sarebbe interessante scoprire in che modo il voler privare una bimba dei suoi genitori sia un atto che dovrebbe contribuire al «bene comune». Ed è annunciando che la diocesi proseguirà nella sua guerriglia contro le famiglie gay che il vicario conclude:

La prossima festa di Sant’Ilario ci vedrà uniti sui valori fondanti la nostra città, bisognosa di serenità e pace, e impegnata in prospettive future non facili.

Già, non sarà facile, perché purtroppo pare non manchi mai chi è pronto a stuprare il nome di Dio come mezzo per giustificare vere e proprie violenze contro interi gruppi civili. In fin dei conti c'erano preti che sgomitavano per fare il saluto romano mentre Hitler sterminava gay ed ebrei nei suoi campi di concentramento...
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