Pudore



Quando le destre e i fondamentalisti cattolici parlando dell'Ungheria di Viktor Orbán, le loro lodi si sprecano nell'inneggiare al suo nazionalismo, al suo razzismo o alla sua ambizione nel tentare di limitare la libertà personale dei cittadini. Ma nessuno di loro propone di ispirarsi all'Ungheria per quanto riguarda la libertà sessuale.
Dato che la televisione è spesso espressione della cultura popolare, per osservare le differenze con l'Italia basterebbe anche solo guardare alle immagini che vengono trasmesse durante il loro "Éden Hotel", una sorta di Grande Fratello in cui il pudore non sembra certo essere la priorità dei loro concorrenti. E sappiamo che il pudore è perlopiù un retaggio di una morale religiosa creata da un potere temporale che aveva tutta la convenienza a demonizzare la natura umana.
Se oggi gran parte dei teologi sostiene che «il peccato» di cui parlava Gesù fosse un qualunque ostacolo alla realizzazione dell'uomo in una chiave in cui il termine non aveva alcuna accezione negativa, per anni la Chiesa ha promosso l'idea di un «peccato» che fosse da intendersi come «una colpa» che sarebbe costata la dannazione eterna a meno che non sci si affidasse a loro. E vien da sé che il tramutare la sessualità in un «peccato» avrebbe ampliato a dismisura il numero di persone che si sarebbe dovuta affidare a loro, garantendogli quel potere politico di cui hanno beneficiato per secoli.
Il creare una paura per offrirsi come unica soluzione è uno stratagemma comune. Seppure con modi e tempi risvolti molto diversi, è un Salvini che crea paura contro i migranti per offrsi come la soluzione all'immigrazione o una mafia che crea paura con le sue minacce per poi offrire protezione in cambio del pizzo.
Peccato che un popolo che ha paura del sesso è un popolo che sarà portato ad elargire grandi condanne morali verso il prossimo, anche solo in virtù di come la frustrazione personale spesso trovi sfogo nella rabbia. È evidente che chi si sente in colpa per aver guardato una ragazza è una persona che non tollererà che un gay possa vivere indisturbato la sua sessualità, soprattutto se qualcuno lo avrà fatto sentire legittimato a sostenere che basterà sfogare contro di lui tutta la sua rabbia per potersi su un gradino superiore a lui nella scala del presunto «peccato».
Tornando al parallelismo precedente, è una declinazioni di quel «prima gli italiani» in cui si propone l'idea che esista una classifica e che ci si dovrà adoperare per cercare di conquistarne i vertici a spese del prossimo.
Premesso tutto ciò, è tornando al nostro programma ungherese che ci sarebbe da domandarsi se sia un puro caso il fatto che nell'Ungheria idolatrata dai neofascisti,le unioni civili fra persone dello stesso sesso siano state approvate con largo anticipo rispetto all'Italia. O forse, chissà, un popolo che ha un minor senso del pudore e una minor paura del sesso è un popolo che avrà meno necessità di rinnegare i propri sensi di colpa attraverso un attacco alla libertà altrui.
In fin dei conti è praticamente un dato di fatto che anche la quasi totalità dei peggiori omofobi erano persone che avevano molti scheletri nell'armadio, proponendoci una riprova di come chi è in pace con sé stesso sarà più propenso a lasciare in pace anche gli altri.

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