Salvini attacca Baglioni, sostenendo che gli italiano non abbiano il «diritto» di opporsi al suo volere



«Me ne frego» e «vado avanti». Sono questi gli slogan con cui Matteo Salvini ostenta il suo disinteresse verso l'opinione della società civile in quella sua convinzione che in Italia si debba fare ciò che ha deciso lui.
Se lui pensa che le ruspe debbano radere al suolo le abitazioni dei disperati e debbano risparmiare quel partito politico a lui vicino che da anni occupa abusivamente un palazzo del demanio senza manco pagare le bollette, lui esige che si faccia così. E se il Papa ricorda gli insegnamenti di Gesù in merito all'accoglienza, lui si scatta un qualche selfie con una statuetta della Madonna in mano mentre spiega che è lui a voler decidere che cosa debba pensare Dio sulla base della sua convenienza politica.
Chi non la pensa come lui va insultato e denigrato, sempre che non lo si minacci di voler collaborare con le mafie nel togliere la scorta a chi osa esprimere pareri critici sul suo operato dopo aver offrto un prezioso contributo alla lotta contro la malavita organizzata.

Ed è così che davanti al dissenso espresso da Claudio Baglioni per le sue politiche contro i migranti, è ricorrendo al suo proverbiale bullismo che il vicepremier si è affrettato ad affermare: «Baglioni? Canta che ti passa, lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo».
In altre parole, la sua ideologia lo porta a sostenere che in Italia Baglioni debba essere costretto a non poter pensare a qualunque cosa non sia la musica, Rubio non debba poter pensare ad altro che non sia la cucina e Saviano debba stare zitto. Però la Cuccarini deve poter parlare di economia, Povia di vaccini e Salvini deve potersi esprimere su qualunque cosa voglia.
Ma a rendere gravissimo l'attacco p anche come il leader leghista sostenga che gli italiani non debbano avere «il diritto» di poter esprimere opinioni sul suo operato.
Per scatenare una così surreale reazione, il cantante si era limitato ad osservare che «siamo un po' alla farsa. Non si può risolvere il problema di milioni di persone in movimento bloccando lo sbarco di 15 persone. O dicendo: due li prendi tu e cinque io [...] Credo che le misure messe in campo dal governo non siano all'altezza. Non lo sono state neanche quelle precedenti ma ora il problema è più grande. Tutti guardano con sospetto il diverso da sé. Siamo vicini all'anniversario della caduta del Muro di Berlino e noi invece ne stiamo alzando altri. Io sono stato sempre contrario ai viaggi clandestini perché provocano morti. Ma il problema non si può risolvere chiudendoci».

La sua contrarietà alla libertà di pensiero altrui non pare l'unico problema che assilla Salvini. Dopo una lunga campagna elettorale in cui raccontava che le sinistre fossero «amici delle banche», non è passato inosservato il suo aver fotocopiato il decreto per il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena in un salvataggio leghista della banca di cui l'attuale premier è consulente ed azionista. Ed altre polemiche sono nate dopo che alcuni sindacati hanno protestato per il vezzo di Salvini che lo porta a divertirsi a travestirsi da poliziotto o pompiere per scattarsi selfie in uniforme da pubblicare su Facebook nonostante l’articolo 498 del Codice penale sancisca che «chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 497-ter, abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929».

La lista dei suoi grattacapi prosegue con un inceppamento della sua macchina propagandistica social. Se ieri mattina ci siamo svegliati trovando l'hastag #SalviniNonMollare tra i trend topic, un'analisi dei dati ci rivela che il suo ufficio di propaganda non è riuscito ad innescare il consueto processo con cui il leghista è solito promuovere campagne di auto-incoraggiamento in cui si auto-chiede di non curarsi del volere degli italiani mentre impone le sue decisioni.
Se noi dovremmo credere che il popolo gli abbia espresso solidarietà in piena notte per poi smettere si parlare di lui non appena sorto il sole, il suo hashtag risulta essere stato menzionato meno di 10mila volte da parte di meno di 600 utenti unici. Nella metà dei casi, il commento associato a quell'hashtag risultava una critica al suo operato.
Ciò ci porta a presumere una perdita di efficacia da parte della "bestia", ossia del software che è stato messo a punto da Luca Morisi per analizzare la rete e far dire a Salvini ciò che gli algoritmi indicavano come i concetti che i suoi elettori avrebbero voluto sentirsi dire.
1 commento