Il Giornale: «Il sostegno ai diritti lgbt di Disneyland provocherà la scomparsa della civiltà occidentale»



In quella costante campagna diffamatoria che Il Giornale è solito riservare ai gay, è tal Giuseppe Aloisi a firmare uno dei numerosi attacchi che il quotidiano di Sallusti ama sferrare contro qualunque gruppo sociale risulti sgradito al leghismo. E dato che nelle invettive del Carroccio i gay vengono subito dopo i migranti (tant'è che Mattero Salvini ha pensato bene di concedere pure un patrocinio pubblico al convegno di Provita Onlus e di Generazione Famiglia che porterà in Italia anche quei gruppi che hanno cercato di introdurre la pena di morte per i gay in Uganda), ecco che il signor Aloisi firma un articolo dal titolo "Adesso pure a Disneyland sfilano per il gay pride".
Lamentando come a Disneyland Paris si terrà una parata in sostegno dei diritti lgbt, Il Giornale se ne esce con una delle loro solite strumentalizzazioni politica della religione, usando il nome di un Papa che viene da loro sistematicamente insultato ogni qualvolta osi predicare l'accoglienza contro la convenienza politica di Matteo Salvini per poi lodarlo quando le sue parole legittimano l'odio contro altre minoranze. Ed è così che se ne esce dicendo:

I diritti della comunità Lgbt arrivano a Disneyland Paris. Il celebre studio di animazione - poi trasformatosi in qualcosa di ben più ampio - rappresenta, nella visione collettiva occidentale, la scuola di formazione dell'immaginario infantile.
Ma la "colonizzazione ideologica" - com'è stata definita in più di una circostanza da papa Francesco - sembra aver fatto il suo esordio pure nello storico parco parigino della multinazionale statunitense.

È poi lo stesso articolo a spiegarci come io mandante sia sempre Maurizio Belpietro, ossia il cosiddetto giornalista che è stato premiato da Massimo Gandolfini per il suo contributo alla promozione dell'omofobia e per il suo supporto alle rivendicazioni di tutte quelle organizzazioni che basano il proprio fatturato sulla vendita di odio contro gay, donne e bambini:

A segnalare l'organizzazione dell'evento, tra gli altri, è stato il quotidiano La Verità. La cinematografia contemporanea, comprese le pellicole destinate ai bambini, sembra adagiarsi in maniera sempre più assidua, e magari in modo del tutto acritico, a quello che i pensatori che si oppongono alla "globalizzazione antropologica" chiamano 'pensiero unico dominante'. Tra i dettami diffusi con maggiore frequenza, com'è noto, ci sarebbe pure la promozione della "teoria gender", la prassi ideologica secondo cui esisterebbero ben più di due generi sessuali. Ma come porsi rispetto al fatto che messaggi di questa tipologia vengano rappresentati all'interno di un luogo - almeno di norma - riservato ai più piccoli? Intanto, sta tornando d'attualità una riflessione di Joseph Ratzinger, stando alla quale, l'estensione senza limiti dei diritti individuali, ha alimentato la sparizione del concetto stesso di diritto. Diritti troppo numerosi e un uso indiscriminato della libertà d'opinione, insomma, contribuirebbero alla divulgazione del relativismo quindi alla scomparsa della civiltà occidentale.

Insomma, arriveranno le locuste, i bambini vorranno tutti essere gay e probabilmente Pillon chiederà a Matteo salvini di penetrarlo analmente davanti a Silvana De Mari. Scenari assurdi e patetici che Il Giornale cerca di promuovere in nome di un qualche papa, sia mai che un qualche lettore possa pure cascarci.
Ed è premettendo che l'omofobia sarebbe lecita e che l'accettazione verso i gay sarebbe un qualcosa che deve essere «sdoganato» mediante propaganda e non per semplice buonsenso, il giornalista incalza:

A ben guardare, però, è l'intero emisfero hollywoodiano a promuovere una visione del mondo aperturista in materia. Dai supereroi transessuali di Netflix alla prima principessa omosesessual, che dovrebbe apparire proprio per mezzo di una pellicola della Walt Disney, il mondo dello spettacolo sembra aver assunto un ruolo sdoganante di questo genere di tematiche. Il Gay Pride, intanto, esordirà a Disneyland, con buona pace di quegli attivisti pro life che segnalano la non opportunità di far passare certe istanze attraverso prodotti cinematografici indirizzati soprattutto a minori.

Resta sottinteso che è il signor Aloisi a sostenere che possa essere definito "pro life" il battersi contro la vita di un intero gruppo sociale o il chiedere che i bambini non siano protetti dal bullismo omofobico. Ma il fatto che lui lo dica non significa sia vero, soprattutto se si osserva quanti adolescenti siano stati spinti al suicidio dalla loro promozione dell'odio.
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