Pillon ha dichiarato di non aver assistito all'aggressione della sua contestatrice, ma le immagini lo smentiscono



«Non lo so, non ho visto niente, mi auguro che nessuno si sia fatto male». È con queste parole il senatore leghista Simone Pillon ha dichiarato di non aver assistito alla brutale aggressione di una femminista da parte di un suo correlatore. Peccato che le immagini diffuse dall'Agenzia Dire parrebbero smentire la sua teoria, ammesso che il leghista non abbia notato l'energumeno che ha urlato «zoccola» prima di strattonare con violenza la donna contro cui stava inveendo il leghista.

La protesta era scattata dopo che il leghista neocatecumenale ha sentenziato: «Le femministe hanno tradito la loro missione, perché le donne non le capiscono più». Rispondendo alle contestatrici che la «democrazia» si baserebbe su un uomo che dice di conoscere il pensiero delle donne e pretende di imporre loro il suo volere, dice di non aver visto l'aggressione messa in atto Alessandro Vallocchia, uno degli organizzatori dell'evento. Esponente dell'estrema destra romana, fu un organizzare delle ronde "antidegrado" nel quartiere Esquilino assieme a Forza Nuova e Militia Christi, così come fu l'autore della "operazione mazzaferrata" che si basava sull'invitare a sfondare le vetrine dei negozi di proprietà di persone straniere.
Scoppiate le polemiche, è scimmiottando il suo «capitano» che il leghista Pillon ha detto che lui se ne frega degli italiani e che lui andrà avanti «per la mia strada» a fare ciò che gli pare, incurante di come il suo ddl voglia distruggere la famiglia ad ode dell'ideologia maschilista ed eterosessualista del suo vero e unico padrone: il neocatecumenale Massimo Gandolfini.
Nei volantini che il leghista ha distribuito per la sala, c'erano slogan come "La famiglia composta da un uomo ed una donna" o "la natalità come fonte di vita e non di morte", ribadendo il suo sostenere che la femmina deve occuparsi solo di far figli mentre lui impedirà alle famiglie gay di poter vivere serenamente in quanto sgradite alla lobby di Gandolfini.

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